Terza parte: Borghi e Mattei due visionari
Storie Parte 3 di 11

Terza parte: Borghi e Mattei due visionari

Non giriamoci intorno: papà Guido era indubbiamente un gran lavoratore, un uomo perfetto rappresentante del suo tempo. Tuttavia, solo a Giovanni apparteneva il fuoco dell'intuito, la capacita strategica dote tipica dei grandi generali.

Come un generale

Tutti se ne accorsero quando sul belpaese gravito improvvisa e imprevista la prima crisi energetica del dopoguerra, scaturita dalla richiesta sempre più significativa, soprattutto al Nord, di elettricita.

Per i Borghi, e soprattutto per le loro piastre alimentate da resistenze elettriche, s'intravedono nubi scure all'orizzonte.

Invece, se la famiglia è invasa da un senso di generale sconforto, Giovanni sfrutterà la crisi per trasformarla in un'opportunità.

Borghi e Mattei: due visionari

Condizione favorevole che stilla impetuosa e s'interseca con la destrezza di un altro visionario dell'epoca: Enrico Mattei.

Se il primo desidera adeguare ai tempi l'alimentazione dei suoi fornelli portandoli da elettrici a gas, sarà il secondo a sconvolgere il mondo dell'energia lungo lo stivale trivellando, alla ricerca di giacimenti di metano, buona parte della Pianura padana fregandosene, è proprio il caso di dire, di leggi, burocrazia e controlli.

Tanto da vantarsi, in più occasioni, di aver violato ottomila tra leggi, regolamenti e ordinanze pur di dare spazio alle installazioni necessarie per l'estrazione di gas metano.

Sui depositi di "imbottigliatori" di metano pose la sua attenzione Giovanni per rilanciare i suoi fornelli, rivisti e adattati alla nuova forma di alimentazione.

Il patto con gli uomini della Pibigas, al tempo i principali concessionari, era chiaro: "Vi fornisco i fornelli da vendere con le bombole. Guadagno io, con una domanda sicura, e guadagnate voi aggiungendo valore al servizio già offerto".

Identica proposta fu inoltrata da Borghi anche ai grossisti di materiale elettrico che, per ovvi motivi, conosceva molto bene.

Una follia comunicativa, direbbero oggi gli esperti di marketing, in grado solo di generare confusione fra i consumatori.

Invece, quel mercato sconnesso permise a Borghi di partecipare alla Fiera di Milano del 1949 gonfio in petto e un po' smargiasso.

"Quanti fornelli riesce a produrre?" Chiedevano ignari gli avventori. "Quanti ne volete", la risposta spavalda.

La realtà era un po' diversa, perché a Orocco la piccola officina, pur allargata e ampliata, era insufficiente a sostenere il ritmo di produzione.

Si crea dunque la necessità impellente di approvvigionarsi di nuovi spazi.

A progettare la nuova azienda fu chiamato l'esperto ingegner Antonino Mazzoni dell'impresa Casati di Varese.

"Di quanto tempo ha bisogno per realizzare il progetto? Chiese l'imprenditore. "Almeno sei-sette mesi, rispose Mazzoni". "Bene, facciamo tre", fu la replica di Borghi.