Sesta parte: Preferisco perdere un socio che un fratello
Storie Parte 6 di 11

Sesta parte: Preferisco perdere un socio che un fratello

"Preferisco perdere un socio che un fratello". Il 1957 si apre con una notizia dolorosa. Il 19 gennaio muore papà Guido Borghi.

Preferisco perdere un socio che un fratello

Annuncio appreso con dolore dal territorio, molto riconoscente nei confronti di chi aveva portato lavoro e benessere.

La morte di Guido Borghi lasciò in dote all'azienda un altro problema da risolvere: la diarchia tra i fratelli Gaetano e Giovanni. L'attività del primo, razionale e d'ordine, non poteva riflettersi positivamente con l'irruenza e l'impetuosità di Giovanni.

Così, nel 1963, a sei anni dalla morte del padre, Gaetano saluta la Ignis con una liquidazione "nascosta" all'interno degli atti notarili che, comunque, è possibile immaginare di grande valore.

Se il fatturato Ignis era esploso grazie alla vendita di fornelli, l'azienda preparava tuttavia il vero boom con i frigoriferi. Gli italiani erano pronti, tra Seicento e Vespa, ad ampliare il desiderio di comodità dotandosi di elettrodomestici bianchi di produzione italiana.

A spingere la produzione anche il secondo marchio della famiglia Siri, Fides, che destava grande interesse in Olanda proprio nella tana della Philips dove la famiglia Borghi aveva stretto un accordo con un importante grossista, Stokvis & Zonen.

La schiuma di poliuretano

A sostenere il business dei frigoriferi fu anche la scoperta di un nuovo isolante, la schiuma di poliuretano, in grado di rubare pochissimo spazio.

Il risoluto Giovanni cogliendone tutti i benefici spinge, dunque, verso la rapida realizzazione di un nuovo stabilimento da erigere sempre in zona. Con la solita veemenza Borghi rileva una fabbrica di glucosio tra Cassinetta di Biandronno e Ternate ormai prossima alla chiusura.

Sta per nascere uno dei templi più grandi del Paese dedicato alla produzione di elettrodomestici bianchi.

Gli anni '60: tra prestigio e invidia

Sono gli anni del boom economico, ma soprattutto dell'autorevolezza raggiunta da Ignis in tutta Europa. L'azienda del varesotto governa ormai il 38% delle esportazioni italiane di elettrodomestici e il numero di frigoriferi, rispetto al quinquennio precedente, è aumentato di quasi 22 volte.

Dai paesi scandinavi, passando per Olanda, Svizzera, Austria e Germania, in cui Ignis è ormai stimato terzista, Borghi è guardato con ammirazione, ma anche con invidia. Soprattutto Oltralpe l'abbattimento dei prezzi imposto dall'audace Borghi non piace proprio.

Lo si evince da un'intervista di un giornalista francese, Bernard Verries, invitato da una rivista specializzata a intervistare il patron di Ignis.

"Non le pare, signor Borghi, che questa sua politica finira per rovinare il mercato?"

Nella risposta traspare tutta l'indole guerriera di Borghi. "Ascolti: io faccio il mio gioco e in affari non sono un filantropo. Ai miei concorrenti non regalo nulla. Se loro sono più bravi di me si accomodino. Se il più bravo sono io, loro mi diano strada o cambino mestiere. Io calcolo prezzi che mi consentono di vendere il maggior numero di elettrodomestici e di guadagnare soldi (...)"