Nona parte: Un canestro di soddisfazioni, Poteva mancare il calcio? No...
Storie Parte 8 di 11

Nona parte: Un canestro di soddisfazioni, Poteva mancare il calcio? No...

Ripercorriamo la vita di Giovanni Borghi grazie al contributo fondamentale fornito dal libro, a lui dedicato, "Mister Ignis", che l'autore, Gianni Sparta, ha pubblicato per Mondadori.

Un canestro di soddisfazioni

Si narra che sia stata la primogenita Midia ad avvicinare Giovanni Borghi alla pallacanestro. Fatale fu la richiesta di andare a vedere una partita di uno sport che, ancora poco noto, stava però rastrellando consensi nel belpaese.

L'avventura inizia nel 1956, poco dopo le dimissioni dell'allora presidente Rino Sassi. I primi anni sono costellati da piazzamenti importanti che culminano con il primo scudetto nella stagione 1960-61. L'anno successivo Varese arrivo a un passo dal bis, sconfitta dalla rivale di sempre, l'Olimpia Milano (sponsorizzata Simmenthal), dopo un acceso spareggio giocato a Bologna e vinto appunto dalle "scarpette rosse" milanesi, 68-61.

Ormai il basket, come un fiume carsico, scorre nelle vene degli appassionati locali e Borghi, consapevole del vantaggio che commercialmente avrebbe potuto trarne, sposta la squadra al palazzetto "Lino Oldrini".

E il primo passo verso lo squadrone guidato in panchina dal "titino" Nikolic e in campo da Bob Morse capace, negli anni '70, di entrare nella storia della palla a spicchi italiana grazie ai sei scudetti (5 targati Ignis) è alle 10 finali di Coppa Campioni consecutive, di cui cinque, vinte.

Poteva mancare il calcio? No...

Borghi, milanista incallito, ha sempre avuto un rapporto conflittuale con lo sport nazionale per antonomasia.

Entrato e uscito dal Varese calcio negli anni '50, ci ritornerà prepotentemente a metà degli anni '60 riuscendo a (ri)portare la squadra nella massima serie guidata dalle reti di Pietro Anastasi, attaccante col fiuto del gol.

Anzi, proprio Anastasi fu al centro di uno dei tanti sgarbi sull'asse Milano-Torino. Il goleador siciliano, infatti, fu annunciato dal sodalizio bianconero proprio nel giorno in cui, l'Inter, aveva organizzato un'amichevole per presentarlo ai tifosi...

A prevalere, probabilmente, furono i rapporti tra i due Giovanni (Borghi e Agnelli), ma soprattutto un conguaglio da 660 milioni, saldato metà in contanti e metà in motocompressori per frigoriferi griffati Ignis.

Anche un po' di tennis

Il romanzo delle sponsorizzazioni Ignis legate allo sport comprende anche una breve parentesi con racchette e palline.

Diversi i tentativi di organizzare tornei internazionali di tennis sul territorio, purtroppo (per Borghi) pieni di limitazioni commerciali perché la Federazione italiana tennis non ammetteva, all'epoca, sponsorizzazioni su magliette e pantaloncini.

Borghi opto, dunque, per agghindare la testa di Pietrangeli e Gardini con dei cappellini sponsorizzati ma, commercialmente parlando, senza soddisfare le spese sostenute per organizzare gli eventi.