Illustrazione generata con AI
Electrolux, esuberi a 1.190: la trattativa entra nella fase decisiva?
Sessanta nuove uscite volontarie riducono da 1.250 a 1.190 le eccedenze previste da Electrolux in Italia. Ma la distanza con i sindacati resta su alcuni punti decisivi: continuità produttiva di Cerreto d'Esi, futuro della lavasciuga a Porcia, soglia minima degli organici e strumenti per accompagnare il ricambio generazionale. Gli incontri del 2 e 3 novembre potrebbero portare all'accordo.
La vertenza Electrolux entra nella sua fase più delicata. Il nuovo confronto tra azienda e sindacati ha prodotto un ulteriore arretramento sul fronte degli esuberi: dalle 1.250 uscite volontarie e incentivate prospettate all'inizio di ottobre si passa a 1.190, grazie a 60 lavoratori che nel frattempo hanno già aderito volontariamente all'uscita.1
Il dato conferma la progressiva riduzione del perimetro occupazionale della ristrutturazione.
A maggio il piano originario prevedeva 1.719 esuberi; a settembre erano scesi a 1.450 e, con la svolta del 5 ottobre, erano diventati 1.250, da gestire esclusivamente attraverso uscite volontarie e incentivate nell'arco di tre anni.
Adesso il numero cala ancora. Ma per Fim, Fiom e Uilm resta troppo elevato.
Le ultime 60 uscite riguardano infatti gli operai, mentre tra gli impiegati rimangono 600 eccedenze. La questione non è quindi più soltanto numerica: arrivati a questo punto della trattativa, sindacati e azienda devono definire gli strumenti attraverso i quali gestire la riduzione dell'organico senza trasformarla in un indebolimento strutturale della presenza industriale Electrolux in Italia.
Contratti di espansione e una soglia sotto la quale non scendere
Tra le ipotesi avanzate dai sindacati tornano così i contratti di espansione, strumento per il quale viene chiesto al Governo un rifinanziamento.
L'obiettivo sarebbe duplice: accompagnare verso la pensione i lavoratori che ne possiedono i requisiti e, contemporaneamente, favorire un ricambio professionale attraverso nuove assunzioni.
Fim, Fiom e Uilm chiedono inoltre a Electrolux di fissare una soglia minima per gli organici: una volta raggiunta, eventuali ulteriori uscite dovrebbero essere compensate con nuove assunzioni, dando priorità anche a lavoratori che abbiano già maturato esperienze negli stabilimenti attraverso contratti temporanei.
È un passaggio significativo perché sposta il negoziato dalla semplice gestione degli esodi a una questione più strutturale: quanti lavoratori saranno necessari per garantire nel tempo capacità produttiva, competenze e continuità industriale agli stabilimenti italiani.
Cerreto d'Esi, la garanzia richiesta fino al nuovo investitore
Resta particolarmente complessa la situazione di Cerreto d'Esi.
Dopo il superamento dell'originaria ipotesi di chiusura immediata e l'apertura a un percorso di reindustrializzazione, i sindacati chiedono ora una garanzia vincolante: Electrolux dovrà mantenere gli attuali livelli produttivi fino all'effettivo ingresso di un nuovo investitore.
La richiesta assume un peso particolare dopo le tensioni delle ultime settimane e la diffida sindacale contro l'eventuale trasferimento in Polonia di alcune lavorazioni.2
Nel nuovo conteggio vengono ricompresi 150 lavoratori del sito marchigiano. Ma il punto centrale della trattativa resta la continuità industriale: per le organizzazioni sindacali la ricerca di un investitore non può tradursi in un progressivo svuotamento della fabbrica mentre il processo di reindustrializzazione è ancora in corso.
Sul tavolo c'è anche la richiesta di stabilire un limite massimo all'utilizzo degli ammortizzatori sociali.
Porcia, Electrolux sale al 50% sulla lavasciuga
Un altro fronte decisivo riguarda Porcia.
I sindacati avevano chiesto di mantenere nello stabilimento friulano l'intera produzione delle lavasciuga. Electrolux, che in precedenza aveva prospettato una permanenza del 30%, ha ora portato la propria disponibilità al 50% della produzione.
È un avanzamento, ma non ancora sufficiente per le organizzazioni dei lavoratori, che chiedono ulteriori garanzie.
La questione delle lavasciuga assume un valore che va oltre la singola linea: riguarda il futuro mix produttivo dello stabilimento e quindi la sua capacità di conservare volumi, competenze e occupazione nel nuovo assetto industriale del gruppo.
Proprio a Porcia, nelle assemblee dei giorni scorsi, i lavoratori avevano indicato nel mantenimento della lavasciuga e nel rafforzamento dei nuovi progetti sulle lavatrici due condizioni centrali per il futuro dello stabilimento.
Volontarietà delle uscite: il principio che può decidere l'accordo
Il possibile accordo dovrà poi tradurre in regole precise uno dei principi sui quali i sindacati non intendono arretrare: nessun licenziamento coatto.
Nella gestione delle procedure di mobilità viene chiesto a Electrolux di applicare il criterio della non opposizione, in modo che ogni uscita sia effettivamente volontaria.
Restano inoltre da definire gli incentivi all'esodo, la rotazione dei lavoratori interessati dalla cassa integrazione e le tutele per i dipendenti con ridotte capacità lavorative.
Sono aspetti meno appariscenti del numero complessivo degli esuberi, ma saranno determinanti nel trasformare le dichiarazioni di principio delle ultime settimane in un accordo applicabile negli stabilimenti.
Il 2 e 3 novembre la prova decisiva
La trattativa arriva così alla sua curva finale.
Gli incontri del 2 e 3 novembre dovranno verificare se esistono le condizioni per costruire un'intesa complessiva. Se nel primo confronto sarà possibile definire una cornice condivisa, i sindacati si sono dichiarati disponibili ad affrontare immediatamente gli ultimi punti necessari alla chiusura del negoziato.
Rispetto alla rottura di settembre, la distanza è certamente diminuita. Electrolux ha abbandonato la prospettiva dei licenziamenti unilaterali, il numero delle uscite previste è sceso ancora e sono entrate nella discussione garanzie sulla continuità produttiva e sugli organici.
Ma è proprio l'ultima parte del percorso a stabilire la qualità dell'accordo.
Perché il risultato della vertenza non sarà misurato soltanto dal numero finale delle uscite volontarie. La questione decisiva resta quella che accompagna il confronto fin dall'inizio: quale struttura industriale, quale occupazione e quali produzioni Electrolux intende mantenere in Italia una volta completata la riorganizzazione.