Illustrazione generata con AI
Electrolux, la svolta non basta: Cerreto d'Esi teme il trasferimento della produzione in Polonia
La vertenza Electrolux torna a complicarsi. Dopo il ritiro dei licenziamenti unilaterali, i sindacati chiedono garanzie vincolanti per Cerreto d'Esi e diffidano l'azienda dal trasferire alcune lavorazioni in Polonia. Restano coinvolti tutti i 170 dipendenti dello stabilimento marchigiano. Il prossimo confronto al Mimit è fissato per il 29 ottobre.
L'annunciata svolta del 5 ottobre non basta a tranquillizzare i lavoratori di Electrolux. Dopo la presentazione del nuovo piano industriale, che ha sostituito i licenziamenti unilaterali con 1.250 uscite volontarie e incentivate nel corso di tre anni, la vertenza torna a concentrarsi su Cerreto d'Esi, in provincia di Ancona.
Infatti, l'assemblea dei lavoratori del 12 ottobre, alla presenza dei rappresentanti sindacali nazionali delle principali sigle coinvolte, ha fatto emergere una nuova preoccupazione: il possibile trasferimento in Polonia di alcune fasi produttive attualmente svolte nello stabilimento marchigiano.
Le organizzazioni sindacali hanno reagito inviando una diffida formale alla direzione Electrolux, per conoscenza anche al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Secondo quanto riferito dai lavoratori durante l'assemblea, sarebbero in preparazione progetti per trasferire all'estero lavorazioni considerate determinanti per l'attività dello stabilimento. Si tratta di circostanze denunciate dai sindacati, non di trasferimenti già accertati.
Il timore è che un progressivo ridimensionamento della produzione possa compromettere proprio quel percorso di reindustrializzazione sul quale si fonda il nuovo piano aziendale.
Cerreto d'Esi, 170 lavoratori ancora coinvolti
Il confronto tecnico dell'8 ottobre aveva già evidenziato quanto la situazione dello stabilimento marchigiano restasse delicata.
Electrolux ha confermato 170 posizioni coinvolte a Cerreto d'Esi, corrispondenti all'intero organico del sito. Un dato che rende evidente la distanza tra il ritiro della precedente decisione di chiusura e la costruzione di una prospettiva industriale realmente sostenibile.
Il nuovo piano prevede infatti la ricerca di una soluzione di reindustrializzazione, ma non garantisce ancora la prosecuzione delle attuali produzioni nel lungo periodo.
Per questo Fim, Fiom e Uilm chiedono che l'attività produttiva venga mantenuta fino all'effettivo avvio di un progetto alternativo.
Durante il confronto dell'8 ottobre, secondo quanto riferito dai sindacati, l'azienda aveva manifestato disponibilità ad accogliere questa richiesta. Le organizzazioni dei lavoratori ritengono però indispensabile tradurre tale apertura in impegni scritti, vincolanti e verificabili.
Il problema non è soltanto il numero degli esuberi
La questione occupazionale continua intanto a presentare elementi di complessità.
Il piano illustrato il 5 ottobre prevede 1.250 uscite volontarie e incentivate in tre anni, una riduzione rispetto ai 1.450 esuberi indicati a settembre.
Ma, secondo quanto emerso dal confronto tecnico successivo, a questo numero devono essere aggiunti i lavoratori con contratto a termine che non saranno confermati e quelli già usciti dall'azienda dall'inizio della vertenza. La riduzione complessiva dell'occupazione potrebbe quindi risultare superiore alle 1.250 posizioni indicate nel nuovo piano.
È un elemento che impone prudenza nella valutazione della svolta annunciata dalla multinazionale: l'eliminazione dei licenziamenti unilaterali non coincide necessariamente con la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali.
Il 29 ottobre il confronto torna al Ministero
La nuova tensione su Cerreto d'Esi arriva mentre prosegue il percorso negoziale che dovrebbe portare a un'intesa prima della riunione del board mondiale Electrolux, prevista nella prima parte di novembre. Il prossimo appuntamento al Mimit è fissato per il 29 ottobre.
Sul tavolo non ci saranno soltanto le condizioni delle uscite incentivate, ma anche la continuità produttiva degli stabilimenti, la concreta destinazione degli investimenti annunciati e le garanzie necessarie per accompagnare la reindustrializzazione del sito marchigiano.
Il passaggio del 5 ottobre ha modificato sensibilmente lo scenario della vertenza. Ma quanto accaduto a Cerreto d'Esi dimostra che la trattativa resta aperta sul suo punto più importante: non soltanto quanti lavoratori lasceranno Electrolux, ma quale capacità industriale rimarrà in Italia al termine della riorganizzazione.