Illustrazione generata con AI
Electrolux, la trattativa si rompe: 1.450 esuberi e Cerreto d'Esi verso la chiusura
Il confronto di settembre non porta la svolta attesa nella vertenza Electrolux. L'azienda riduce gli esuberi da 1.719 a 1.450 ma conferma la chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi. Fim, Fiom e Uilm interrompono il tavolo tecnico e proclamano otto ore di sciopero in tutti gli stabilimenti italiani.
Doveva essere il confronto capace di misurare i progressi compiuti durante l'estate. Si è trasformato, invece, in un nuovo punto di rottura nella vertenza Electrolux.
Al termine dei due giorni di trattativa del 3 e 4 settembre al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la multinazionale svedese ha presentato alcune modifiche al piano annunciato in primavera. Gli esuberi complessivi scendono da 1.719 a 1.450, ma resta sul tavolo la decisione più difficile da accettare per lavoratori e istituzioni: la chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi, nelle Marche, dove lavorano circa 170 persone.
Per Fim, Fiom e Uilm le aperture sono insufficienti. I sindacati hanno dichiarato concluso il confronto tecnico, chiesto la riconvocazione urgente del tavolo con Governo e Regioni e proclamato altre otto ore di sciopero in tutti gli stabilimenti italiani.1
Da 1.719 a 1.450 esuberi, ma il conto non finisce qui
A prima vista la revisione del piano contiene un dato positivo. Rispetto ai 1.719 esuberi annunciati a maggio, Electrolux ne indica ora 1.450.2
La riduzione, tuttavia, secondo i sindacati non racconta completamente quello che sta accadendo all'occupazione. Ai 1.450 esuberi dovrebbero infatti essere aggiunti 135 contratti a termine in scadenza che non saranno rinnovati, mentre altri 91 sarebbero già terminati senza rinnovo.
Nello stesso periodo l'organico a tempo indeterminato sarebbe passato dalle 4.279 persone di aprile alle 4.200 di agosto.
È proprio questa fotografia complessiva a spiegare perché la revisione non sia stata considerata sufficiente dalle organizzazioni dei lavoratori.
La vertenza, del resto, nasce con dimensioni ben più ampie della singola fabbrica. Il piano originario presentato a maggio prevedeva riduzioni in tutti i principali siti produttivi italiani: Porcia, Susegana, Forlì e Solaro, oltre alla completa dismissione di Cerreto d'Esi.
Cerreto d'Esi resta il punto più difficile
È proprio lo stabilimento marchigiano a rappresentare il nodo simbolicamente e industrialmente più delicato.
Cerreto d'Esi sorge nel cuore del Fabrianese, uno dei territori che hanno scritto la storia dell'industria italiana degli elettrodomestici. La conferma della chiusura significa quindi perdere non soltanto circa 170 posti di lavoro, ma un altro presidio produttivo in un distretto già profondamente ridimensionato negli ultimi decenni.
Durissima la reazione della Regione Marche. Il presidente Francesco Acquaroli ha definito la scelta dell'azienda «inaccettabile, irricevibile e anche vergognosa», annunciando la volontà di continuare il confronto con Governo e parti sociali per ottenere una soluzione differente.3
La questione Cerreto, dunque, rimane esattamente dove si trovava all'inizio della vertenza: al centro dello scontro.
Anche l'organizzazione delle fabbriche entra nella trattativa
Dal tavolo di settembre emerge però un altro elemento importante. La discussione non riguarda più soltanto quanti lavoratori resteranno negli stabilimenti, ma anche come si lavorerà al loro interno.
Secondo Fim, Fiom e Uilm, Electrolux avrebbe manifestato l'intenzione di intervenire sugli accordi relativi all'organizzazione del lavoro, compresi i limiti alle cadenze delle linee di montaggio.
L'ipotesi sarebbe quella di aumentare, in determinate condizioni, la velocità fino a un massimo di 140 pezzi all'ora e di stabilizzare nelle fabbriche un assetto prevalentemente su un unico turno giornaliero.
È un passaggio che allarga ulteriormente il perimetro della vertenza: non si discute più soltanto di esuberi e stabilimenti, ma di produttività, carichi di lavoro e futuro modello industriale degli impianti italiani.
Il caso Forlì e le contraddizioni sui volumi
A Forlì il nuovo piano indicherebbe 297 esuberi, di cui 214 operai della produzione e 83 lavoratori dello staff. Secondo la Cgil locale, il personale operaio produttivo dovrebbe scendere da 584 a 370 addetti entro il 2028, mentre i volumi passerebbero da circa 1,58 milioni a 1,187 milioni di pezzi.
Ma proprio l'andamento della produzione rende più complessa la lettura della strategia del gruppo.
Ad agosto, per esempio, nello stabilimento di Porcia Electrolux ha avviato una procedura per assumere circa 25 lavoratori a tempo determinato destinati alle linee di montaggio, dopo una revisione al rialzo delle previsioni produttive 2026. Anche a Forlì erano stati attivati contratti temporanei per sostenere le esigenze produttive.
Segnali che non cancellano le difficoltà strutturali del gruppo, ma che inevitabilmente alimentano le domande dei sindacati sulla dimensione e sulle modalità della ristrutturazione prevista in Italia.
Una vertenza che torna nelle mani del Governo
La tregua ottenuta a giugno aveva sospeso per cinquanta giorni il piano di licenziamenti e dato tempo alle parti per cercare un'alternativa. A luglio il Governo aveva chiesto a Electrolux un progetto industriale diverso, capace di coniugare competitività, produzione e salvaguardia dell'occupazione.
Il confronto di settembre avrebbe dovuto rappresentare il primo vero banco di prova di quel percorso.
La distanza rimane, invece, notevole.
Electrolux continua a porre sul tavolo il problema della competitività degli stabilimenti europei e chiede interventi anche sul quadro regolatorio comunitario. I sindacati, dall'altra parte, ritengono che i sacrifici richiesti ai lavoratori continuino a essere sproporzionati rispetto alle concessioni dell'azienda.
Ora il confronto tecnico sembra aver esaurito il proprio spazio. La vertenza torna quindi sul piano politico, con la richiesta di una nuova convocazione al Mimit alla presenza del ministro e delle Regioni interessate.
Dopo quattro mesi di trattativa, il punto decisivo resta lo stesso: capire quale ruolo Electrolux intenda assegnare all'Italia nella propria strategia industriale europea.
E, soprattutto, quanta parte dell'attuale capacità produttiva italiana sarà ancora presente quando la riorganizzazione sarà terminata.