Illustrazione generata con AI
Electrolux cambia il piano: stop ai licenziamenti, 1.250 uscite volontarie e 90 milioni di investimenti
Il tavolo del 5 ottobre al Mimit segna una svolta nella vertenza Electrolux. La multinazionale ritira i licenziamenti unilaterali e propone 1.250 uscite volontarie e incentivate nell'arco di tre anni, accompagnate da ammortizzatori sociali e 90 milioni di investimenti. Nessuno stabilimento chiuderà nell'immediato, mentre per Cerreto d'Esi si apre la strada della reindustrializzazione. Ma la trattativa non è conclusa: nuovo confronto il 29 ottobre.
Non è ancora la conclusione della vertenza, ma il tavolo del 5 ottobre al Ministero delle Imprese e del Made in Italy segna il cambiamento più significativo dall'apertura della crisi Electrolux.
La multinazionale svedese ha ritirato il piano dei licenziamenti unilaterali e presentato una nuova proposta che prevede fino a 1.250 uscite volontarie e incentivate nell'arco di tre anni: 650 operai e 600 impiegati. Alla gestione della riduzione degli organici attraverso l'incentivazione all'uscita dovrà affiancarsi il ricorso agli ammortizzatori sociali.1
Cambia dunque il metodo, ma non scompare il problema occupazionale. La nuova proposta riduce ulteriormente il numero delle uscite rispetto ai 1.450 esuberi indicati a settembre – già scesi dai 1.719 iniziali – e soprattutto elimina, almeno nell'impostazione presentata al Ministero, il ricorso ai licenziamenti forzati.
Una differenza sostanziale per i lavoratori e per le organizzazioni sindacali, che nei mesi scorsi avevano fatto proprio del ritiro delle decisioni unilaterali uno dei punti centrali della vertenza.
Sul tavolo 90 milioni di investimenti
La novità non riguarda soltanto gli organici. Electrolux ha presentato un piano da 90 milioni di euro di investimenti e indicato nuove prospettive produttive per gli stabilimenti italiani.
A Porcia, per esempio, il progetto prevede un ampliamento della gamma con lavatrici da 12 chilogrammi, prodotti della linea Professional e lavasciuga di alta gamma. Più in generale, il nuovo piano individua produzioni sulle quali il gruppo intende continuare a investire in Italia, dai prodotti ad alto contenuto tecnologico alle fasce premium.2
È probabilmente questo uno degli aspetti che dovranno essere analizzati con maggiore attenzione nelle prossime settimane.
La vertenza, infatti, non può essere valutata soltanto sulla base del passaggio dai licenziamenti alle uscite volontarie. La questione decisiva resta la consistenza industriale che gli stabilimenti italiani conserveranno al termine della riorganizzazione: investimenti, volumi, prodotti assegnati alle fabbriche e capacità di mantenere competenze e occupazione nel medio periodo.
Cerreto d'Esi non chiude, ma resta il nodo più delicato
Il cambiamento più significativo riguarda ancora una volta Cerreto d'Esi.
La chiusura dello stabilimento marchigiano non avverrà più nei tempi inizialmente previsti e la produzione continuerà mentre verrà sviluppato un percorso di reindustrializzazione.
Electrolux continua però a considerare non sostenibile la produzione di cappe nello stabilimento.
La differenza rispetto allo scenario precedente è rilevante: viene meno la prospettiva di una cessazione immediata dell'attività e si apre la ricerca di una soluzione industriale alternativa.
Ma proprio qui emerge uno dei principali elementi ancora irrisolti.
La reindustrializzazione deve infatti essere costruita e trasformata in un progetto concreto.
Il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, pur riconoscendo il segnale di apertura, ha giudicato la soluzione ancora non soddisfacente e chiesto a Electrolux di valutare la prosecuzione diretta dell'attività produttiva anche nel sito marchigiano.
Cerreto, dunque, resta il banco di prova più difficile per capire quanto il nuovo piano rappresenti una vera svolta industriale e non soltanto una diversa gestione della riduzione occupazionale.
Una svolta, ma 1.250 uscite restano 1.250 uscite
È proprio su questo punto che la lettura della vertenza deve mantenere una certa prudenza.
La cancellazione dei licenziamenti unilaterali rappresenta un risultato importante della trattativa, ma non equivale alla cancellazione del ridimensionamento.
Electrolux, infatti, prevede comunque che nell'arco di tre anni lascino il gruppo fino a 1.250 persone.
Per i sindacati il passo avanti è quindi significativo, ma restano da definire le condizioni che dovranno garantire la volontarietà delle uscite e, soprattutto, il mantenimento della struttura industriale, manifatturiera e di ricerca e sviluppo del gruppo in Italia.
La Fiom ha inoltre posto sul tavolo un altro tema destinato a pesare nella trattativa: accompagnare le uscite volontarie con un percorso di ricambio generazionale e nuove assunzioni, evitando che la riduzione degli organici determini progressivamente anche una riduzione della capacità produttiva.
Il Governo mette sul tavolo anche la prossima manovra
Il nuovo scenario apre inoltre una fase diversa nel rapporto tra Electrolux e Governo.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha dichiarato la disponibilità dell'Esecutivo a sostenere il nuovo piano di rilancio anche attraverso strumenti straordinari da inserire nella prossima legge di bilancio.
È un passaggio rilevante perché collega gli impegni dell'azienda a un possibile intervento pubblico per accompagnare la transizione industriale.
La condizione, tuttavia, resta quella che ha accompagnato l'intera vertenza: arrivare a un progetto condiviso che preservi gli stabilimenti e garantisca una prospettiva produttiva agli impianti italiani.
La nuova data decisiva è il 29 ottobre
Il tavolo del 5 ottobre, dunque, non chiude la vertenza. Ne apre probabilmente una fase nuova.
Le parti torneranno al Mimit il 29 ottobre, dopo ulteriori approfondimenti tecnici, con l'obiettivo di arrivare a un'intesa prima della riunione del board mondiale Electrolux prevista per l'inizio di novembre.3
Ed è proprio la vicinanza tra le due date a rendere decisivi i prossimi giorni.
Rispetto a maggio lo scenario è profondamente cambiato: dai 1.719 esuberi e dalla chiusura annunciata di Cerreto d'Esi si è passati a 1.250 uscite esclusivamente volontarie e incentivate, nessuna chiusura immediata degli stabilimenti, 90 milioni di investimenti e un percorso di reindustrializzazione per il sito marchigiano. È indubbiamente un avanzamento.
Ma il vero risultato della trattativa si misurerà su ciò che resterà, non soltanto su ciò che è stato ritirato: occupazione, capacità produttiva, investimenti e futuro industriale degli stabilimenti Electrolux in Italia.