Illustrazione generata con AI
Electrolux, conto alla rovescia per il 5 ottobre: la vertenza italiana entra nella partita europea
Il Mimit ha convocato per il 5 ottobre il nuovo tavolo sulla vertenza Electrolux. L'appuntamento arriva dopo il Consiglio Competitività Ue, dove il dossier elettrodomestici è entrato nell'agenda delle riforme europee. Sul tavolo restano 1.450 esuberi e la chiusura di Cerreto d'Esi, ma il confronto riparte con una variabile nuova: la richiesta di un Piano europeo per il settore.
La data adesso è ufficiale: il 5 ottobre Electrolux tornerà al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Un appuntamento che arriva a un mese dalla rottura del confronto tecnico di settembre e che potrebbe segnare un passaggio decisivo nella lunga vertenza sulla presenza industriale del gruppo in Italia.
Il quadro di partenza resta pesante. Il piano presentato dalla multinazionale prevede 1.450 esuberi, dopo i 1.719 inizialmente annunciati, e mantiene la chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi. Una revisione che non è stata considerata sufficiente dai sindacati e che il 15 settembre ha portato allo sciopero nazionale di otto ore dei lavoratori Electrolux.
Il 5 ottobre, però, la discussione non ripartirà esattamente dallo stesso punto nel quale era stata interrotta. Nel frattempo qualcosa si è mosso sul fronte politico e, soprattutto, europeo.
Il Governo arriva al tavolo con una posizione condivisa con le Regioni
Prima della convocazione, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha riunito i presidenti delle cinque Regioni coinvolte nella vertenza: Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Marche ed Emilia-Romagna.
Dal confronto è emersa una posizione comune: preservare gli stabilimenti e l'occupazione e chiedere a Electrolux un piano di rilancio fondato su investimenti e su una capacità produttiva sostenibile nel tempo. Il passaggio non è secondario. La vertenza coinvolge infatti una presenza industriale distribuita in cinque Regioni e stabilimenti con caratteristiche produttive differenti. Arrivare al nuovo confronto con una linea istituzionale condivisa rafforza inevitabilmente il peso negoziale del Governo.
Resta da capire, naturalmente, quale sarà la risposta dell'azienda.
Perché il punto sul quale il negoziato si era fermato a settembre non era soltanto il numero degli esuberi. Il confronto riguarda volumi produttivi, organizzazione del lavoro, competitività degli impianti e, in ultima analisi, il ruolo che Electrolux intende assegnare all'Italia nella propria geografia industriale europea.
Da Bruxelles arriva una novità per tutto il settore
È proprio la dimensione europea a rappresentare la principale novità delle ultime settimane.
Il 24 settembre il Consiglio Competitività dell'Unione europea ha discusso il non-paper sull'industria degli elettrodomestici promosso dall'Italia insieme a Francia, Germania, Polonia, Slovacchia e Spagna.
Il documento chiede alla Commissione europea di riconoscere la rilevanza strategica del settore e di arrivare alla definizione di un Piano d'azione dedicato, con l'obiettivo di rilanciare la competitività della produzione europea e affrontare la crescente pressione della concorrenza asiatica.
Non significa che quel Piano esista già. Il risultato ottenuto a Bruxelles è per ora politico: il settore degli elettrodomestici è entrato nell'agenda delle riforme europee.
È comunque un passaggio importante per un comparto che negli ultimi anni ha visto ridursi progressivamente la propria base industriale nel continente. Ed è, ovviamente, importante anche per Electrolux.
La variabile europea entra nella vertenza italiana
La multinazionale aveva infatti indicato tra le condizioni necessarie per recuperare competitività anche un cambiamento del quadro europeo nel quale operano i produttori di elettrodomestici.
La discussione aperta a Bruxelles introduce quindi un elemento nuovo nel confronto del 5 ottobre: alla richiesta dell'azienda di intervenire sulle condizioni competitive del settore corrisponde ora un'iniziativa politica sostenuta da sei Paesi europei.
Ma proprio questo sviluppo potrebbe spostare ulteriormente l'attenzione sul piano industriale.
Se una delle criticità indicate dal settore comincia a trovare spazio nell'agenda comunitaria, il confronto con Electrolux può concentrarsi ancora più direttamente sugli investimenti, sui volumi e sul futuro degli stabilimenti italiani.
Il passaggio europeo non risolve dunque la vertenza. Può, tuttavia, contribuire a cambiare il contesto nel quale viene negoziata.
Porcia misura il peso industriale della partita
A pochi giorni dal tavolo ministeriale, il confronto è particolarmente acceso in Friuli-Venezia Giulia.
Per il sito Electrolux di Porcia sono indicati 463 esuberi sui 1.450 complessivi previsti in Italia. Ma la dimensione della questione va oltre il singolo stabilimento: secondo i dati richiamati dalla Regione, in Friuli-Venezia Giulia sono 1.245 le aziende attive a vario titolo nella catena del valore degli elettrodomestici, con oltre 12.500 addetti.1
La Regione ha inoltre stanziato 8 milioni di euro per uno strumento dedicato alla filiera del bianco.
Sono numeri che aiutano a comprendere perché la vertenza Electrolux non possa essere letta soltanto come una trattativa sugli organici della multinazionale svedese. Attorno agli stabilimenti esiste una filiera produttiva che amplifica l'impatto delle decisioni industriali.
Il 5 ottobre sarà un test, non ancora il traguardo
La convocazione del Mimit assume quindi un significato diverso rispetto agli incontri precedenti.
Electrolux arriva al tavolo dopo lo sciopero nazionale del 15 settembre. Governo e Regioni hanno definito una posizione comune. E, soprattutto, il dossier europeo degli elettrodomestici ha compiuto un primo passo politico a Bruxelles.
Restano però immutati i nodi più difficili: 1.450 esuberi, la prospettiva di chiusura di Cerreto d'Esi e il futuro produttivo degli altri stabilimenti italiani.
Per questo il 5 ottobre non può ancora essere considerato il punto d'arrivo della vertenza. Sarà piuttosto il momento nel quale verificare se le condizioni maturate nelle ultime settimane saranno sufficienti a riaprire realmente il negoziato.
E soprattutto se Electrolux sarà disponibile a trasformare il confronto da una discussione sulla gestione degli esuberi a una trattativa sul futuro industriale della propria presenza in Italia.