Candy: Haier annuncia lo stop alla produzione di lavatrici
Un'altra tegola si abbatte su un settore in grave crisi strutturale. Lo storico marchio brianzolo interromperà la produzione di lavatrici nel prossimo giugno. Il rallentamento del mercato immobiliare, gli alti costi della filiera e la concorrenza asiatica all'origine della congiuntura negativa.
Una crisi senza fine. Dopo il caso Beko (di cui abbiamo iniziato a parlare lo scorso dicembre), il mondo dell'elettrodomestico deve annotare sulla propria lista nera un nome nuovo di marchio che ha deciso di interrompere la produzione: Candy.
Il glorioso marchio lombardo, oggi di proprietà della cinese Haier, esalerà l'ultimo alito produttivo nel prossimo mese di giugno, per poi interrompere la confezione di lavatrici.
Altissima, ovviamente, la preoccupazione per gli oltre mille dipendenti della fabbrica brianzola, fiore all'occhiello dell'elettrodomestico made in... Lombardia.
Purtroppo, nemmeno la nuova proprietà cinese è riuscita a porre fine al drastico calo di produzione e fatturato, registrato fin dalla grande crisi del 2008.
Un'emorragia che la governance cinese ha deciso di contenere con la più perentoria delle decisioni: lo stop alla produzione di lavatrici.
In verità, Haier ha annunciato di voler mantenere il quartier generale europeo e, inoltre, di riconvertire lo stabilimento. Come? Al momento, non è dato sapere.
Ciò che, invece, appare chiaro è la crisi del settore degli elettrodomestici, un tempo strategico alle nostre latitudini.
Un lento, ma inesorabile declino determinato dall'ingessatura del mercato immobiliare oltre a un problema di oggettiva competitività internazionale, definito sia dai costi alti della filiera di produzione sia dalla spietata concorrenza proveniente dal mondo asiatico, capace di offrire elettrodomestici a prezzi decisamente più vantaggiosi.
Un problema in più da affrontare per il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, dopo i timori relativi al possibile ridimensionamento della fabbrica Electrolux di Solaro e l'annuncio dei licenziamenti da parte di Beko.
A farne le spese, al solito, sarà il territorio perché le ricadute negative non riguarderanno solo gli operai impiegati nelle fabbriche, ma anche l'indotto che fornisce lavoro a circa 45 mila addetti del settore.