Altro che Natale: Beko conferma i licenziamenti
Si attendeva un raggio di sole, invece l'incontro di ieri tra Beko, governo e sindacati s'è trasformato in una violenta tempesta.
Sotto l'albero di Natale, infatti, per quasi 2.000 lavoratori Beko s'intravede il peggiore tra i doni: una lettera di licenziamento, nonostante le intenzioni dell'azienda volte a mantenere, per il 2025, tutti i siti produttivi attivi e gli attuali livelli occupazionali.
Infatti, Maurizio David Sberna, responsabile relazioni esterne di Beko, ha confermato che il piano industriale della multinazionale "non può cambiare", poiché "in linea con il golden power".
Una presa di posizione intransigente nonostante le timide aperture mostrate durante la riunione a Palazzo Piacentini in cui Sberna si è detto disposto a collaborare con istituzioni e sindacati allo scopo di considerare altre opzioni che, in qualche modo, possano limitare le perdite e contenere il pesante impatto sul piano sociale determinato da un piano di ridimensionamento così drammatico.
A farne le spese, molto probabilmente, saranno i lavoratori degli stabilimenti di Siena e Comunanza (AP), ormai posti in dismissione e quelli di Cassinetta di Biandronno (sito a forte rischio ridimensionamento).
Molto accigliato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, deluso dall'atteggiamento irremovibile da parte di Beko spera però, riporta l'agenzia Ansa, in un secondo tempo supplementare all'azienda Beko "per dimostrare di voler puntare davvero sull'Italia", presentando un piano industriale in linea con le prescrizioni della golden power perché quello attuale non è accettabile.
"Prima di chiudere la vicenda – dichiara Urso all'Ansa – applicando i poteri sanzionatori, o addirittura inibitori, previsti dall'esercizio della golden power, che abbiamo subito posto in essere, penso sia bene dare un secondo tempo supplementare all'azienda, in quanto il primo non è stato utilizzato come noi tutti auspicavamo".
Tuttavia, l'utilizzo della golden power non sembra poter rientrare nella fattispecie della vertenza Beko, poiché, almeno apparentemente, non sussistono condizioni di criticità tali, per la sicurezza del Paese, che consentano di applicare questo strumento di difesa.
Come era logico attendersi i sindacati sono già sul piede di guerra.
Lo confermano le dichiarazioni di Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil con delega agli elettrodomestici: "Il governo deve passare dagli annunci ad effetto, ad una proposta accompagnata da risorse economiche vere a sostegno anche diretto dell'industria". La nostra mobilitazione prosegue con lo sciopero di tutta la categoria di domani a Varese e di venerdì a Siena.