Electrolux, lo scontro con il Governo apre una nuova crisi industriale del settore elettrodomestici
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Electrolux, lo scontro con il Governo apre una nuova crisi industriale del settore elettrodomestici

Sono circa 1.700 gli esuberi annunciati dalla multinazionale svedese che non rappresentano soltanto una vertenza sindacale, ma il sintomo di una crisi strutturale che coinvolge l'intero comparto europeo degli elettrodomestici.

Il piano industriale presentato dalla multinazionale svedese è stato definito "irricevibile" e "inaccettabile" dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.1

Parole durissime capaci di chiarire il livello dello scontro istituzionale in atto con Electrolux.

La vertenza aperta attorno al gruppo svedese non riguarda però soltanto il destino di alcuni stabilimenti italiani. Dietro il confronto tra azienda, Governo e sindacati emerge infatti una questione molto più ampia: il futuro dell'industria europea degli elettrodomestici e la capacità dell'Europa di mantenere produzioni strategiche all'interno del continente.

Una crisi del settore che contagia anche l'Italia

Secondo quanto emerso al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il piano di Electrolux prevede circa 1.700 esuberi in Italia, pari a quasi il 40% della forza lavoro nazionale, oltre alla chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi nelle Marche. I tagli coinvolgerebbero anche gli impianti di Porcia, Susegana, Forlì e Solaro.2

La reazione delle istituzioni è stata compatta. Governo, Regioni e sindacati hanno chiesto il ritiro immediato del piano e l'apertura di un nuovo confronto industriale che escluda licenziamenti collettivi.

Ma la crisi Electrolux è soltanto la punta dell'iceberg di una trasformazione che da anni attraversa il settore del bianco in Europa.

Negli ultimi vent'anni il comparto degli elettrodomestici ha subito una progressiva globalizzazione produttiva. Molti marchi storici italiani ed europei sono stati acquisiti da grandi gruppi internazionali, mentre parte delle produzioni è stata spostata verso Paesi caratterizzati da costi industriali più bassi.

Come sta cambiando il mercato europeo

Parallelamente, il mercato europeo è cambiato profondamente. Dopo il boom di vendite registrato nel periodo post-pandemico, il comparto ha rallentato sensibilmente.

A questo si sono aggiunti l'aumento dei costi energetici, il rincaro delle materie prime e una competizione internazionale sempre più aggressiva, soprattutto da parte dei produttori asiatici.

Electrolux sostiene apertamente che produrre in Europa sia diventato economicamente sempre più difficile.

Una posizione che molte aziende manifatturiere europee condividono ormai da tempo.

Il tema centrale riguarda infatti la competitività industriale europea. Energia più cara rispetto ad Asia e Stati Uniti, pressione normativa crescente e costi produttivi elevati stanno mettendo sotto pressione numerosi settori manifatturieri.

Non a caso il ministro Urso ha collegato direttamente la crisi del settore del bianco agli effetti delle politiche europee e alla concorrenza cinese, definendo necessario un intervento continentale per proteggere la produzione industriale europea.

La questione assume un valore ancora più simbolico in Italia, Paese che per decenni ha rappresentato uno dei poli industriali più importanti d'Europa nel settore degli elettrodomestici.

Marchi storici come Zanussi, Merloni, Indesit, Candy e Ocean hanno contribuito alla crescita industriale italiana del secondo dopoguerra, trasformando il comparto del bianco in uno dei simboli del Made in Italy manifatturiero.

Il timore dei sindacati

Oggi però quello stesso modello industriale appare in forte difficoltà.

La possibile chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi rappresenta un passaggio particolarmente delicato anche dal punto di vista sociale. In territori dove la manifattura costituisce ancora una componente fondamentale dell'economia locale, la perdita di grandi poli produttivi rischia di generare effetti molto profondi su occupazione, indotto e tessuto economico.

I sindacati parlano apertamente di "smantellamento industriale" e chiedono che il confronto venga completamente riaperto. La Fiom ha definito impossibile trattare "con la pistola puntata", mentre le organizzazioni territoriali insistono sulla necessità di investimenti produttivi e innovazione tecnologica.

La sensazione diffusa è che la vertenza Electrolux possa diventare un precedente pericoloso anche per altre multinazionali europee.

Esiste poi un ulteriore elemento che pesa sul futuro del comparto: il cambiamento stesso del mercato degli elettrodomestici.

Oggi frigoriferi, lavatrici e forni non sono più soltanto prodotti meccanici, ma sistemi tecnologici connessi, integrati nelle piattaforme smart home e sempre più dipendenti da software, elettronica e gestione dei dati.

Questo obbliga le aziende a sostenere investimenti enormi in ricerca, digitalizzazione e innovazione. Una trasformazione che favorisce i gruppi con maggiore capacità finanziaria e penalizza i sistemi industriali più frammentati.

L'Italia, storicamente forte nella manifattura e nel design industriale, rischia quindi di perdere terreno proprio nella fase di transizione tecnologica del settore.

Che cosa farà il Governo?

Nel frattempo, il Governo sembra intenzionato a evitare una soluzione puramente difensiva basata sugli ammortizzatori sociali. La richiesta avanzata a Electrolux è quella di presentare un nuovo piano industriale fondato su investimenti, tutela occupazionale e mantenimento della capacità produttiva italiana.

Resta però aperta la domanda più importante: l'Europa ha ancora una strategia industriale per il settore manifatturiero?

Ed è proprio questo il vero nodo della vicenda: capire se l'Europa intenda ancora difendere la propria industria manifatturiera oppure accettare una progressiva dipendenza produttiva dall'esterno.

Note

  1. Ansa.it, "Urso: 'Il piano di Electrolux è irricevibile, inaccettabile'"
  2. Rainews.it, "Electrolux il tavolo al ministero, Urso: 'Il piano irricevibile, inaccettabile'"