L'intuizione (1945-1970: Storia della lavatrice nei 25 anni che cambiarono l'Italia)
Storie Parte 2 di 2

L'intuizione (1945-1970: Storia della lavatrice nei 25 anni che cambiarono l'Italia)

Un lungo tragitto che, dalla fine Seconda Guerra Mondiale, giunge fino al periodo più scuro, ma anche denso di cambiamenti del nostro paese. Parliamo di profonde trasformazioni che sono state capaci di modificare sensibilmente la vita sociale italiana. Si tratta di un percorso, estremamente interessante, che analizzeremo grazie all'occhio attento di Enrica Asquer e del suo libro "La rivoluzione candida" pubblicato da Carocci.

L'intuizione

L'intuizione fondamentale, capace di portare l'industria italiana ai vertici del settore del bianco in Europa, già a partire dagli anni sessanta, fu l'individuazione "del segmento medio-basso del mercato quale area su cui concentrare principalmente la produzione".

Scelta azzeccata non soltanto perché comprendeva la maggioranza dei consumatori italiani, ma anche perché risultava meno affollata di marchi stranieri, di converso più attenti a soddisfare segmenti di mercato socialmente più elevati.

Proprio grazie all'esigenza di mantenere molto bassi i costi produttivi fu possibile compiere alcune delle scelte più innovative sul piano dello sviluppo dei prodotti.

Soprattutto la ricerca dei materiali meno costosi portò le aziende italiane a primeggiare in Europa (parliamo sempre degli anni sessanta).

Un'altra illuminazione, in tal senso, riguardò, per esempio, l'applicazione su larga scala della plastica per i rivestimenti esterni di frigoriferi e lavabiancheria, in sostituzione della superata lamiera verniciata.

Tutto ciò, abbinato a un design innovativo, garantì ai prodotti italiani di differenziarsi notevolmente rispetto ai modelli tedeschi e americani presenti sul mercato.

Imperativo sperimentazione: l'introduzione del timer

La sperimentazione nel segno della semplificazione funzionale del prodotto fu alla base di un'ulteriore innovazione fondamentale, questa volta nel settore del lavaggio.

A portarla per prima in Europa (e quindi anche in Italia) pensò la brianzola Candy.

Di che cosa stiamo parlando?

Stiamo parlando dell'adozione della tecnologia americana del timer, un'autentica rivoluzione nel settore, che aprì la strada all'affermazione dei modelli automatici.

La prima "automatica" Candy, datata 1958, andò a sostituire nel giro di pochissimi anni tutti i modelli precedenti, sia semi sia non automatici.

Una rapidità che consentì alle aziende italiane (Candy, ma anche Zanussi) di distanziare la concorrenza straniera.

Basti pensare che nel 1963, in Gran Bretagna, le lavabiancheria semi automatiche e non automatiche coprivano ancora l'85% del mercato interno.

Quindi, ricapitolando, il ritardo tecnologico italiano fu ampiamente colmato dall'attenzione verso l'innovazione del prodotto (anche da un punto di vista estetico), dal rinnovamento dei processi di produzione, dall'intuito e, dato forse meno nobile, dallo sfruttamento della manodopera a basso costo.

(continua)