La fine del bucato tradizionale e la nascita della nuova domesticità italiana
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1945-1970: Storia della lavatrice nei 25 anni che cambiarono l'Italia

Parte 4 di 4

La fine del bucato tradizionale e la nascita della nuova domesticità italiana

Un lungo tragitto che, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, giunge fino al periodo più oscuro, ma anche denso di cambiamenti del nostro paese. Parliamo di profonde trasformazioni che sono state capaci di modificare sensibilmente la vita sociale italiana. Si tratta di un percorso estremamente interessante che analizzeremo grazie all'occhio attento di Enrica Asquer e del suo libro "La rivoluzione candida", pubblicato da Carocci.

Per secoli il bucato era stato un'attività collettiva. Rumorosa. Condivisa. Svolta nei cortili, lungo i fiumi o nei lavatoi pubblici.

Con il secondo dopoguerra, però, l'Italia iniziò lentamente a cambiare volto. E insieme alle città cambiarono anche le abitudini domestiche delle famiglie.

La modernizzazione delle abitazioni rappresentò uno dei primi grandi passaggi della trasformazione. Negli anni della ricostruzione e del boom economico si diffuse infatti un nuovo modello abitativo. Gli appartamenti urbani iniziarono progressivamente a dotarsi di acqua corrente, cucine più moderne e servizi igienici interni.

Era una rivoluzione silenziosa ma profondissima. Perché modificava il rapporto stesso tra le persone e lo spazio domestico.

Il fragile confine tra pubblico e privato

Nelle vecchie case popolari il confine tra pubblico e privato era molto fragile. Cortili, ballatoi e servizi condivisi favorivano una quotidianità collettiva. La vita familiare si svolgeva spesso davanti agli occhi degli altri.

La nuova casa del boom economico, invece, puntava a qualcosa di diverso. Alla privacy. All'intimità. A una separazione più netta tra la famiglia e il mondo esterno.

Anche il bucato seguì questa trasformazione. Lentamente abbandonò i luoghi pubblici per trasferirsi dentro le mura domestiche.

Non fu soltanto un cambiamento pratico. Fu soprattutto una trasformazione culturale.

Le donne persero progressivamente uno dei grandi luoghi di socialità quotidiana. Il lavatoio, come abbiamo visto nelle puntate precedenti, non era infatti soltanto uno spazio di lavoro. Era un punto di incontro. Un luogo dove si parlava, si discuteva, si stringevano relazioni.

Con il bucato domestico e con l'arrivo degli elettrodomestici, il lavoro femminile diventò più isolato. Più privato. Più silenzioso.

Allo stesso tempo cresceva il valore simbolico attribuito alla pulizia e all'ordine. La casa moderna doveva essere efficiente, razionale e impeccabile. La biancheria pulita diventava il simbolo visibile del benessere raggiunto.

Una nuova idea di famiglia

In quegli anni si stava affermando anche una nuova idea di famiglia. Il nucleo domestico del boom economico italiano si concentrava sempre di più attorno alla casa come luogo centrale della vita quotidiana.

La donna veniva progressivamente identificata come la principale custode di questo nuovo spazio domestico. Una figura chiamata a garantire ordine, igiene ed efficienza.

La modernizzazione della casa, inoltre, favorì l'ingresso dei primi elettrodomestici. Frigoriferi, aspirapolvere, cucine elettriche. E naturalmente le prime lavatrici.

All'inizio degli anni cinquanta, tuttavia, la lavabiancheria restava ancora un bene raro. Molte famiglie italiane non potevano permettersela. Il suo costo risultava ancora elevato e il mercato era limitato soprattutto ai ceti urbani più benestanti.

L'Italia che cambia

L'industria italiana, però, stava già osservando con attenzione i cambiamenti sociali in atto. La crescita economica, l'aumento dei consumi e la nascita della classe media lasciavano intuire enormi possibilità di espansione.

La futura rivoluzione della lavatrice sarebbe nata proprio da questa intuizione. Capire che il futuro non apparteneva più a un mercato elitario, ma alla grande massa delle famiglie italiane.

Da quel momento il bucato non sarebbe più stato soltanto una fatica quotidiana. Sarebbe diventato uno dei simboli più evidenti della modernizzazione italiana.

(continua)