1945-1970: Storia della lavatrice nei 25 anni che cambiarono l'Italia
Parte 3 di 4Dalle rive dei fiumi alle case popolari: quando il bucato era un rito collettivo
Un lungo tragitto che, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, giunge fino al periodo più oscuro, ma anche denso di cambiamenti del nostro paese. Parliamo di profonde trasformazioni che sono state capaci di modificare sensibilmente la vita sociale italiana. Si tratta di un percorso estremamente interessante che analizzeremo grazie all'occhio attento di Enrica Asquer e del suo libro "La rivoluzione candida", pubblicato da Carocci.
Prima della lavatrice, il bucato era molto più di una semplice faccenda domestica. Era un'attività collettiva, un rito antico, un momento che scandiva il tempo delle donne italiane e che raccontava il funzionamento stesso della società.
Nelle campagne, fino a buona parte del Novecento, lavare la biancheria richiedeva giornate intere di lavoro. Non esisteva alcuna forma di automatizzazione e ogni passaggio del bucato seguiva procedure tramandate da generazioni.
La biancheria veniva prima lasciata in ammollo. Successivamente si utilizzava la liscivia ottenuta dalla cenere, spesso ricavata dalla combustione di legna resistente come quercia o olmo. Infine arrivava il momento più duro: il trasporto dei panni verso fiumi, rogge o lavatoi pubblici.
I gesti erano ripetitivi e faticosi. Battere, strofinare, risciacquare.
Movimenti eseguiti centinaia di volte. Eppure quel lavoro possedeva anche un significato sociale molto profondo.
Il bucato come rito collettivo
Il bucato, infatti, rappresentava uno dei grandi momenti di incontro femminile. Nei lavatoi pubblici si intrecciavano conversazioni, confidenze, consigli pratici e racconti di vita quotidiana. Le donne costruivano relazioni, alleanze e forme di solidarietà.
In un'Italia ancora povera e fortemente rurale, il lavatoio diventava quasi una piazza femminile. Un luogo dove le informazioni circolavano rapidamente e dove le differenze sociali emergevano anche attraverso la qualità dei tessuti e della biancheria.
Nelle città industriali la situazione non era molto diversa. Le abitazioni popolari dei primi decenni del Novecento disponevano raramente di acqua corrente o bagni interni. Molte famiglie vivevano in appartamenti piccoli, sovraffollati e privi di servizi.
Milano…
Milano rappresenta un esempio emblematico. Agli inizi del secolo gran parte della popolazione abitava in case di una o due stanze. I servizi igienici e gli acquai erano spesso condivisi. Il bucato, di conseguenza, continuava a svolgersi all'esterno.
Anche per questo motivo i lavatoi pubblici diventarono elementi fondamentali dell'edilizia popolare. I nuovi quartieri operai costruiti tra Otto e Novecento prevedevano frequentemente spazi comuni destinati proprio al lavaggio della biancheria.
Attorno a quei luoghi si sviluppava un'intera economia femminile. Le lavandaie professioniste rappresentavano infatti una figura centrale nella vita urbana italiana. Molte famiglie benestanti affidavano loro il bucato settimanale.
A Milano, all'inizio del Novecento, migliaia di donne lavoravano nel settore delle lavanderie. Un universo fatto di fatica fisica, ma anche di competenze tramandate nel tempo.
Il candore della biancheria aveva inoltre un forte valore simbolico. Non indicava soltanto pulizia. Era un segno di rispettabilità, ordine e prestigio sociale.
In alcune culture contadine il bucato possedeva persino una dimensione rituale. Il bianco della stoffa veniva associato alla purezza, alla protezione e al rinnovamento.
La pratica della lisciviazione seguiva ritmi lenti e ripetitivi che conservavano tracce di tradizioni antichissime.
L'intera organizzazione del lavoro domestico femminile era quindi molto diversa da quella che si sarebbe affermata nel dopoguerra. Il tempo non era ancora scandito dall'efficienza industriale. Era un tempo lento, ciclico, condiviso.
La futura rivoluzione della lavatrice avrebbe modificato tutto questo. Non soltanto il modo di lavare i panni. Ma anche gli spazi della socialità, la gestione del tempo e il significato stesso della vita domestica.
(continua)