Come nasce il mercato della lavatrice: le aziende italiane scoprono la famiglia media
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1945-1970: Storia della lavatrice nei 25 anni che cambiarono l'Italia

Parte 5 di 5

Come nasce il mercato della lavatrice: le aziende italiane scoprono la famiglia media

Un lungo tragitto che, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, giunge fino al periodo più oscuro, ma anche denso di cambiamenti del nostro paese. Parliamo di profonde trasformazioni che sono state capaci di modificare sensibilmente la vita sociale italiana. Si tratta di un percorso estremamente interessante che analizzeremo grazie all'occhio attento di Enrica Asquer e del suo libro "La rivoluzione candida", pubblicato da Carocci.

Negli anni cinquanta la lavatrice italiana era ancora un oggetto per pochi. Un prodotto costoso, poco diffuso e considerato quasi un lusso.

I dati dell'epoca raccontano con chiarezza questa situazione. Nel 1956 soltanto una minima percentuale delle famiglie italiane possedeva una lavabiancheria. Molto più diffusi erano invece la radio, il frigorifero o il ferro da stiro.

Il motivo era soprattutto economico. Le famiglie italiane destinavano ancora gran parte del reddito ai beni essenziali. Mangiare, pagare l'affitto, vestirsi. Acquistare un elettrodomestico richiedeva sacrifici importanti.

Nasce la classe media

Eppure proprio in quel periodo l'industria italiana iniziò a comprendere qualcosa di decisivo. Il futuro del settore non stava nei prodotti di lusso. Stava nella nascente classe media.

Fu questa l'intuizione destinata a cambiare per sempre il comparto del "bianco".

Produrre lavatrici semplici, accessibili e adatte alle famiglie comuni.

L'Italia del boom economico stava infatti cambiando rapidamente. I salari crescevano. Le città si espandevano. Nuovi consumi entravano nelle abitudini quotidiane.

Le aziende italiane capirono che la modernità poteva diventare un prodotto di massa.

Lavatrice? Ma quale capriccio…

Nacque così una gigantesca operazione culturale oltre che industriale.

Bisognava convincere gli italiani che la lavatrice non fosse un capriccio, ma una necessità moderna.

In questa trasformazione svolsero un ruolo fondamentale anche i rivenditori specializzati. I negozi di elettrodomestici iniziarono a diffondersi nelle città italiane proprio a metà degli anni cinquanta.

Accanto a loro nacquero anche strumenti editoriali dedicati al settore. Uno dei più importanti fu la rivista "Apparecchi elettrodomestici", fondata a Milano nel 1953.

La pubblicazione raccontava l'evoluzione dell'industria italiana del "bianco", ma svolgeva anche una funzione educativa. Spiegava il funzionamento tecnico delle macchine, formava i rivenditori e suggeriva strategie commerciali.

Il problema principale, infatti, era culturale. Molti consumatori guardavano ancora con diffidenza agli elettrodomestici. Bisognava educare il pubblico al nuovo consumo.

Anche l'organizzazione dei negozi veniva studiata attentamente. Le vetrine dovevano apparire ordinate, eleganti e moderne. Gli elettrodomestici non andavano semplicemente ammucchiati. Dovevano trasmettere un'idea di comfort e progresso.

Le aziende iniziarono inoltre a investire sempre di più nella pubblicità e nelle fiere internazionali. Le manifestazioni di settore diventavano occasioni fondamentali per mostrare le innovazioni tecnologiche e per consolidare il prestigio dei marchi italiani.

Candy, Zanussi e altri produttori stavano costruendo non soltanto un mercato. Stavano costruendo un immaginario.

La lavatrice iniziava così a essere associata alla modernità, al benessere e all'idea di una vita familiare più semplice.

L'obiettivo era chiaro. Fare entrare il "bianco" nelle case di milioni di italiani.

(continua)