Storia di Benito Butali, l'imprenditore che fondo l'impero Euronics - parte III
Storie Parte 3 di 8

Storia di Benito Butali, l'imprenditore che fondo l'impero Euronics - parte III

La guerra, sosteneva Talleyrand, è una cosa troppo seria per lasciarla ai militari.

La guerra, sosteneva Talleyrand, è una cosa troppo seria per lasciarla ai militari. Il conflitto, inutile negarlo, si rivelerà nelle fasi iniziali una preoccupazione per l'azienda, ma successivamente si trasformerà in un volano da sfruttare con caparbietà, intelligenza e un pizzico di fortuna.

Infatti, nonostante diverse peripezie, i "Fratelli Butali, grazie all'enorme disponibilita di legname, riescono a entrare nelle grazie dello Stato per diventarne uno dei principali fornitori.

Anzi, ad avvantaggiarsi del nuovo accordo saranno soprattutto il centinaio di operai della ditta, esonerati dalla chiamata alle armi poiché indispensabili alla produzione.

Attivita, quella dei Butali, che non s'interrompe nemmeno al culmine della guerra.

Se l'Italia, infatti, è fiaccata e trafitta da un dolore diffuso, l'azienda toscana, anche sfruttando qualche intuizione alimentata dalla necessità (per esempio, smontando, pezzo dopo pezzo due camion per evitare che se ne appropriassero i tedeschi, oppure nascondendo legno, carbone e fusti di benzina nei boschi), riesce a sostenersi.

L'abilità commerciale di Benito Butali, poi, permetterà, sul finire della guerra e con l'arrivo del comando anglo-americano, di sfruttare nuove opportunità di lavoro anche se non tutte, come era uso a quel tempo, propriamente lecite.

Ricordate i camion smontati e nascosti? Quell'illuminazione garantirà ai Butali, al termine del conflitto, il fiorire di attività parallele a quelle consolidate del trasporto e consegna di legno e carbone.

Per esempio, i due camion saranno utilizzati, con significativi guadagni per l'azienda, per il trasporto di ogni tipo di merci.

Pur avendo collaborato con il vecchio regime, i Butali non saranno mai considerati realmente collusi con quel mondo.

Un salvacondotto non da poco per affrontare, in piena fiducia, il futuro che si andava tratteggiando. Un domani che la ricostruzione in atto, pieno di speranze e di voglia di fare, avrebbe sorriso alla famiglia aretina.

E proprio in questa fase, confusa e delicata, che gli automezzi, risulteranno indispensabili. Come essenziali si riveleranno gli aiuti decisi con l'istituzione del Piano Marshall.

Soprattutto i mezzi pesanti, come anticipato, permetteranno ai Butali di riprendere l'attività di recupero del materiale nascosto durante la guerra: legname, carbone e cibo in testa.

Operazione resa complicata dai tedeschi in ritirata che si erano impegnati a far saltar più ponti possibili allo scopo di limitare i collegamenti degli alleati.

E quando i ponti miracolosamente rimasti in piedi non mostrano adeguati criteri di sicurezza, che si fa? Nessun problema: si guadano i letti dei fiumi resi attraversabili dalle ruspe inglesi.

Tuttavia, il carbone da recuperare era una vera e propria miniera d'oro per cui valeva la pena rischiare la pelle: d'altra parte, acquistato (e nascosto) al prezzo imposto dalla guerra e rivenduto a prezzi decisamente più favorevoli nel dopoguerra, spianava la strada a impreviste rotte commerciali.

Fortunatamente, si avvicina anche il tempo in cui la Fiat immettera sul mercato i nuovi veicoli che sostituiranno i malconci camion salvati durante la guerra.

L'inizio dell'espansione commerciale dei Butali è ormai vicino, e riguarderà mercati che vanno dall'Emilia Romagna, fino ad Ancona e Senigallia nelle Marche.

Realta più ricche rispetto a una Toscana ancora in preda al blocco psicologico causato dalla guerra.