Storia di Benito Butali, l'imprenditore che fondo l'impero Euronics - parte IV
Ripercorriamo la vita di Benito Butali grazie al contributo fondamentale fornito dal libro, a lui dedicato, "Conta i soldi con le mani", che l'autore, Luca Caneschi, ha recentemente pubblicato per Rizzoli.
Il primissimo dopoguerra sancisce una prima, inaspettata, novità, per i fratelli Butali.
Come spesso accade, visioni diverse sulla gestione dell'azienda, orientamenti commerciali in conflitto, "rami d'azienda" che, come gli zii di Benito, faticano a parlarsi.
Un trauma per il povero Benito, molto legato alla famiglia.
Eppure, in questo momento di difficoltà, Benito Butali dimostra di saperci fare, anche con la diplomazia, palesandosi come un collante tra le diverse parti in disaccordo.
Sul lavoro, poi, si dimostra attivo sia in ogni settore dell'azienda sia nello studio, dove riesce a conseguire il diploma pur lavorando intensamente.
Una differenza abissale rispetto a suo fratello Viscardo decisamente poco incline a star chino sui libri e, tantomeno, a sacrificarsi con successo in azienda nonostante il sostegno di tutta la famiglia.
Ora è chiaro a tutti: la pietra preziosa da forgiare e quella di Benito.
Banchetti o consigli di amministrazione?
All'epoca, come era in uso in molte famiglie lungo lo stivale, i pranzi, soprattutto quelli domenicali, si trasformavano in veri e propri consigli di amministrazione.
Riunioni gastronomiche presiedute da nonna Giuseppa, in cui ogni fratello (gestore di un diverso ramo d'azienda) relazionava in merito all'attività di competenza.
L'occasione, indubbiamente ghiotta per migliorare gli affari, si trasformava presto anche in corride verbali utili a rinfocolare mai sopiti dissidi e rivalita gestionali.
Nonna Giuseppa aveva, tuttavia, imposto un "codice": gli affari si concludono solo se la famiglia era tutta d'accordo.
In due casi, genesi della futura rottura, non si trovo.
Si trattava di due diversi investimenti, uno immobiliare, legato alla vendita dei palazzi del centro di Arezzo, da ricostruire dopo i danneggiamenti subiti durante i bombardamenti, e il secondo, più legato all'attività di famiglia.
Oggetto della trattativa, una meravigliosa fattoria, a Orvieto, con boschi di faggio posizionati però a quote più basse rispetto al normale.
Un affare vero, con una somma importante richiesta. Un valore, comunque, più basso rispetto alla potenzialita del podere.
A stoppare l'operazione fu lo zio Celso, talento ingegnioso e creativo, ma decisamente propenso al risparmio più che agli investimenti.
Ad aggiudicarsi la fattoria fu un'azienda concorrente di Roma che sfruttò quell'opportunità per diventare, in breve tempo, leader del settore.
Benito e la svolta del gas
Il mondo, si sa, corre a grandi passi e non si volta indietro.
La tecnologia migliora, il desiderio collettivo di rilancio, dopo la guerra, spinge a tutta forza l'economia della ricostruzione.
Nel 1949, un rivale del legno e della carbonella, il gas liquido, si affaccia prepotentemente sul mercato grazie alla presenza di due aziende monopoliste: Liquigas e Pibigas.
I produttori di cucine a legna intuiscono le grandi potenzialita nascoste alle spalle di questo rivoluzionario prodotto di scarto del petrolio, anche grazie al successo ottenuto tra i consumatori.
Benito, attraverso la lettura di un giornale finanziario, scopre che in Romania, un certo petroliere di nome Dragan cercava partner per la vendita di un gas diverso dal propano, il butano.
Un prodotto sempre di scarto del petrolio, ma dalla resa superiore.
La proposta, come anticipato, viene portata come di consueto al successivo pranzo-consiglio di amministrazione per essere illustrata alla famiglia.
I mugugni nascono dal fatto che il gas è un prodotto concorrente della legna e della carbonella, fortuna, almeno fino a quel momento, dei Butali.
In soccorso dell'idea, però, giunge nonna Giuseppa, che coglie le potenzialita dettate da una ipotetica svolta.
Nonostante il clima sempre meno sereno in famiglia, la proposta viene accetta dal gran consiglio dei Butali.
Anzi, Benito trova anche il sostegno di un'importante banca dell'epoca, il Credito italiano, che mette a disposizione dell'operazione una vera e propria fortuna: un milione di lire.
Purtroppo, l'appuntamento con Dragan si rivelerà una doccia gelata perché le concessioni per Toscana e Umbria erano già state assegnate.
Benito, con le pive nel sacco, fa mestamente ritorno ad Arezzo, nonostante la buona impressione lasciata al petroliere romeno.
Il mancato accordo porta in dote, però, un'altra brutta notizia: i Butali, ufficialmente, si separano.
Celso, Giovanni e Nello restano "Fratelli Butali", mentre Virgilio crea la "Virgilio Butali e figli".
Una novità, nonostante tutto, è alle porte.
Dragan, il petroliere romeno, annuncia a Benito che gli accordi di concessione precedentemente stipulati in Toscana e Umbria sono stati sciolti.
Benito imprime una svolta di mercato: la "Virgilio Butali e figli" svilupperà l'attività legata al gas butano rivolta a fornelli e cucine, mentre il babbo proseguirà a occuparsi dell'amato legname.
Sarà la genesi di una nuova era.