Lino Zanussi. L'uomo che cambiò l'industria degli elettrodomestici italiani
Parte 9 di 10Il treno continua a correre. La Zanussi dopo Lino
La morte di Lino Zanussi e di Alfio Di Vora, il 18 giugno 1968, priva improvvisamente il gruppo dei suoi due principali riferimenti proprio nel momento di massima espansione. Ma la macchina industriale non può fermarsi. Lamberto Mazza assume la guida dell'azienda, Domenico Modolo la responsabilità tecnica e il programma costruito da Lino prosegue: acquisizioni, crescita e concentrazione trasformano ulteriormente il gruppo. Nel 1969 arriva Castor, nel 1970 anche la storica rivale Zoppas. Il progetto immaginato da Lino continua così a vivere oltre il suo fondatore. Sintesi liberamente tratta dal libro "Lino Zanussi, la grande biografia", di Piergiorgio Grizzo, edito da Edizioni Biblioteca dell'Immagine.
La morte di Lino Zanussi e Alfio Di Vora non rappresenta soltanto una tragedia umana.
Il 18 giugno 1968 il gruppo perde contemporaneamente il proprio consigliere delegato e direttore generale e l'uomo che da anni ne rappresenta il principale riferimento tecnico.
Per un'azienda che ha costruito gran parte della propria velocità decisionale intorno a quelle due figure, il rischio di uno smarrimento è enorme. La Zanussi conta ormai oltre 13.000 dipendenti, tredici stabilimenti e una produzione che non può semplicemente essere sospesa in attesa di capire che cosa fare.
La reazione è quasi immediata. Nella notte successiva alla tragedia, quando la morte è ormai confermata, una parte del management si riunisce nell'abitazione di Lamberto Mazza. Ci sono Guido Zanussi, Domenico Modolo, Ugo Manni e lo stesso direttore finanziario.
Il dolore è enorme, ma la decisione è chiara: la produzione deve riprendere il prima possibile.
Gli stabilimenti resteranno fermi complessivamente per appena 48 ore.
È una scelta che può apparire brutale: l'uomo che detestava ritardi e cerimonie inutili probabilmente non avrebbe voluto vedere la sua fabbrica paralizzata.
La successione si decide in pochi giorni
Il 24 giugno, meno di una settimana dopo l'incidente, Guido Zanussi parla ai dipendenti attraverso gli altoparlanti degli stabilimenti.
L'obiettivo dichiarato è garantire «continuità e sicurezza» alla vita dell'azienda.
Il consiglio di amministrazione nomina Lamberto Mazza consigliere delegato, mentre Domenico Modolo, uno degli uomini della vecchia guardia e collaboratore di assoluta fiducia della famiglia, assume anche la responsabilità della direzione tecnica. Non è una soluzione improvvisata quanto potrebbe sembrare.
Negli anni precedenti Lino aveva lavorato proprio per evitare che la crescita dell'azienda dipendesse esclusivamente da lui. Aveva cercato tecnici, specialisti e giovani manager, investendo nella formazione di una classe dirigente capace di sostenere una struttura sempre più complessa.
La tragedia sottopone quel modello alla prova più dura possibile. E la macchina regge.
Lamberto Mazza raccoglie il testimone
Mazza eredita una situazione molto particolare. Non deve inventare una strategia completamente nuova: deve innanzitutto portare avanti quella che Lino ha già impostato.
Lo spiega lui stesso pochi giorni dopo. L'obiettivo fissato da Zanussi era diventare la più grande azienda europea produttrice di elettrodomestici. In un mercato destinato alla concentrazione, chi non fosse riuscito a diventare protagonista sarebbe stato inevitabilmente selezionato dai concorrenti. L'immagine scelta da Mazza è efficace: il gruppo si trova su un treno in corsa e i binari sono già stati posati da Lino.
Quei binari portano innanzitutto verso una dimensione ancora maggiore. Le acquisizioni che Lino aveva preparato vengono completate. Nel 1969 entra Castor, uno dei maggiori produttori italiani di lavatrici. È la conferma che la politica di concentrazione non si interrompe con la scomparsa del suo ideatore.
Poi arriva Zoppas
La vicenda simbolicamente più forte riguarda però la Zoppas. Per quasi vent'anni le due aziende si erano inseguite nel mercato italiano del bianco. A volte era stata Zanussi ad anticipare il concorrente, altre volte era accaduto il contrario: nel 1964, per esempio, Zoppas aveva preceduto i pordenonesi nella produzione di una lavastoviglie italiana con la Stovella.
Lino aveva già trattato con i fratelli Zoppas all'inizio del 1968, senza arrivare a un accordo. L'anno successivo, però, la situazione dell'azienda di Conegliano peggiora anche in seguito all'acquisizione della Triplex di Solaro, che si rivela finanziariamente molto pesante. Nel 1970 la Zoppas viene infine acquisita dalla Zanussi.
C'è persino un dettaglio che sembra appartenere più alla storia delle grandi dinastie industriali che a quella degli elettrodomestici: nello stesso anno Antonia, seconda figlia di Lino, sposa Gianfranco, figlio di Gino Zoppas. La rivalità industriale che aveva accompagnato una parte importante del boom italiano termina così dentro un unico gruppo e, quasi contemporaneamente, dentro una stessa famiglia.
Il progetto sopravvive all'uomo
Castor e Zoppas dimostrano quanto fosse corretta l'intuizione che aveva guidato gli ultimi anni di Lino: il mercato europeo degli elettrodomestici stava entrando in una stagione nella quale le dimensioni sarebbero diventate decisive. La Zanussi continua quindi a crescere anche senza di lui.
Ma proprio questo successo apre una questione più profonda. Un conto è proseguire una strategia già impostata; un altro è conservare nel tempo quella capacità di anticipare i cambiamenti che aveva caratterizzato il fondatore.
Lino aveva costruito una cultura industriale fondata sulla velocità, sull'autofinanziamento, sulla ricerca e su un equilibrio quasi ossessivo tra qualità e riduzione dei costi. Durante la sua gestione l'impresa era rimasta interamente in mani familiari e aveva fatto del fasin dibesoi, il "facciamo da soli", quasi una filosofia aziendale.
Ora la Zanussi è molto più grande della fabbrica che quell'impostazione aveva generato. Ed è proprio qui che comincia un'altra storia.
Perché negli anni successivi il gruppo continuerà a espandersi fino a diventare uno dei giganti europei del bianco. Ma cresceranno anche la complessità, l'indebitamento e le difficoltà di governare una struttura sempre più vasta.
La concentrazione che Lino aveva previsto
Con Castor nel 1969 e Zoppas nel 1970, la Zanussi continua dunque a seguire la direzione indicata dal suo fondatore. Non si tratta soltanto di acquisire nuovi marchi o aumentare la capacità produttiva. Sta cambiando l'intera struttura dell'industria italiana del bianco.
All'inizio degli anni Sessanta il Paese contava circa sessanta produttori di frigoriferi e cinquanta di lavatrici. Già nella seconda metà del decennio molte di quelle imprese avevano iniziato a scomparire come realtà indipendenti, mentre i loro marchi venivano assorbiti dai gruppi più forti.
Era esattamente il processo che Lino aveva previsto: per sopravvivere nel nuovo mercato europeo bisognava raggiungere dimensioni sempre maggiori. Mazza porta avanti quella strategia e la Zanussi degli anni Settanta assume sempre più la fisionomia di un grande gruppo, articolato su stabilimenti, marchi e specializzazioni differenti.
Da Pordenone a un gruppo sempre più complesso
La crescita, tuttavia, porta con sé un cambiamento inevitabile. L'azienda costruita da Lino era già enorme nel 1968, ma conservava ancora una struttura nella quale il fondatore riusciva a intervenire personalmente su produzione, investimenti, ricerca e sviluppo commerciale. Dopo la sua morte, e con l'ingresso di nuove società, quella formula diventa sempre più difficile da mantenere.
La Zanussi non è più soltanto Rex, Porcia e Pordenone. È ormai un sistema industriale che deve coordinare aziende con storie, stabilimenti e organizzazioni differenti.
Anche il rapporto con il territorio cambia. Dagli anni Settanta l'espansione dell'industria friulana richiama nuova manodopera anche da altre regioni italiane, mentre nei decenni precedenti la crescita occupazionale della Rex aveva riguardato soprattutto lavoratori friulani e veneti.
Il successo industriale modifica così ancora una volta la società che circonda la fabbrica.
Il paradosso della grandezza
È qui che emerge uno dei paradossi più interessanti della storia Zanussi. Lino aveva sempre sostenuto che l'azienda dovesse crescere per non essere travolta dalla concentrazione del mercato. Ma diventare più grandi significa anche diventare più difficili da governare.
Acquisizioni, nuovi stabilimenti, presenza internazionale e ampliamento della gamma richiedono capitali e strutture manageriali sempre più importanti. Il modello dell'autofinanziamento, al quale la Zanussi di Lino era rimasta fortemente legata, viene inevitabilmente sottoposto a nuove pressioni. Durante la sua gestione il profitto aveva soprattutto una funzione precisa: generare le risorse da reinvestire per abbassare i costi, ridurre i prezzi, aumentare le vendite e creare nuova occupazione.
Negli anni Settanta la scala è ormai diversa.
La crescita che aveva reso Zanussi uno dei protagonisti europei del grande elettrodomestico comincia a richiedere strumenti finanziari adeguati a una realtà industriale molto più vasta.
L'eredità di Lino entra in una nuova stagione
Sarebbe però sbagliato leggere gli anni successivi alla sua morte soltanto alla luce delle difficoltà che arriveranno più tardi. La Zanussi continua a svilupparsi perché Lino aveva costruito qualcosa capace di sopravvivere al proprio fondatore: una squadra manageriale, una cultura tecnica, una rete commerciale e soprattutto una posizione competitiva conquistata sui mercati europei.
Già nel 1965 il complesso Zanussi veniva considerato tra i maggiori protagonisti europei degli elettrodomestici. Quella forza non scompare il 18 giugno 1968.
Continua a produrre frigoriferi, lavatrici, cucine e lavastoviglie. Continua a incorporare concorrenti. Continua a portare Rex nelle case italiane e sui mercati stranieri. Ma progressivamente cambia la natura stessa della sfida.
Lino aveva dovuto trasformare una fabbrica di cucine economiche in una grande industria del bianco. Chi viene dopo di lui deve affrontare un problema differente: governare un gigante.
Ed è proprio dalle dimensioni raggiunte dal gruppo, insieme alle trasformazioni dell'economia degli anni Settanta, che cominceranno a emergere le fragilità destinate a segnare l'ultimo capitolo della storia.
(continua)