Guerra dei dazi: sarà vera gloria?
Il caso Whirlpool, del 2018, impone, infatti, una certa cautela. All'epoca, a pagare il conto dell'introduzione dei dazi, contro il dumping praticato dalle aziende asiatiche, furono soprattutto i consumatori americani.
In attesa della partenza ufficiale della "Guerra dei dazi" annunciata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, resta emblematico il precedente del 2018, sempre con il tycoon alla guida, in cui restò intrappolata Whirlpool.
La vicenda, innescata sette anni fa, rappresenta un precedente rispetto alle dispute commerciali promesse dal Potus, il giorno della sua (ri)elezione, a tutela dei prodotti americani.
Gli esiti, però, non furono quelli sperati, tanto che, come riportato dal Corriere della Sera, l'American Economic Review smorzava i facili entusiasmi attraverso un'analisi molto articolata dell'impatto sui flussi commerciali, sulla produzione nazionale e sui prezzi di uno dei primi prodotti colpiti: le lavatrici.
Articoli che erano diventati più costosi e capaci di trascinare nel vortice dell'aumento dei prezzi anche le asciugatrici, prodotti all'epoca non soggetti a dazi.
Whirlpool e i dazi
L'azienda statunitense da anni premeva sulle istituzioni allo scopo di ottenere dazi a tutela della produzione dei propri elettrodomestici, contro le politiche di dumping provenienti dal mercato asiatico. Anzi, aveva pure esultato per la loro applicazione durante il primo mandato Trump.
Però, la prima piantina a sbocciare non era proprio in linea con le attese dei consumatori americani che notarono immediatamente, come prima conseguenza, l'aumento dei prezzi interni delle lavatrici.
Per i grandi produttori asiatici, Samsung e LG in primis, non fu, poi, un grosso problema contrastare le politiche autarchiche imposte dal governo americano, tanto che, per superare l'ostacolo, iniziarono un periodo di delocalizzazione della produzione a basso costo verso stati non colpiti dalla trade war.
Per farla breve, a pagare il conto salato di quelle politiche restrittive furono, come spesso accade, i consumatori.
È stato stimato, difatti, che una percentuale compresa tra il 108 e il 225% delle tariffe del 2018 sia stata poi trasferita agli utenti proprio attraverso l'aumento dei prezzi.
Whirlpool, infine, prese atto che, 7 mesi dopo l'introduzione della misura, le azioni della società subirono un netto calo (il 15% per cento dall'inizio dell'anno). Infine, anche le entrate subirono un netto ridimensionamento, con una diminuzione registrata di ben 64 milioni di dollari rispetto al 2017.