Alla scoperta del mondo delle assistenze di elettrodomestici

Un progetto che profuma di avventura, fatto d'intuizioni e frenate capaci però di trasformarsi in clamorose opportunità. Il successo si dice nasca dal talento e dal duro lavoro. Eppure, è indispensabile saper sfruttare e cogliere le condizioni favorevoli. Il fondatore di Archimede spiega in questa intervista il percorso alla scoperta del mondo delle assistenze di elettrodomestici, e la sua successiva affermazione nel settore.

Le origini

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La storia di Archimede sembra tratta da un libro di avventure. Ne parliamo insieme? Come inizia il tuo percorso nel mondo delle assistenze?

Volentieri. Tutto prende le mosse dalla mia professione di sviluppatore di siti internet, ormai con esperienza ventennale. Agli esordi, molti clienti, una volta consegnato il sito commissionato, lamentavano il fatto di non apparire nelle prime pagine dei motori di ricerca. Da quel momento ho approfondito la tematica delle indicizzazioni dei siti.

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Bene, ma qual è stato il primo vero contatto col settore?

Tramite un amico entro in contatto con un centro assistenza elettrodomestici nel Varesotto, che mi chiede di sviluppare il sito web aziendale. Parlo impropriamente di azienda perché, nei fatti, l'attività professionale era organizzata con il marito tecnico esperto di riparazioni, e la moglie che si occupava prevalentemente della gestione del negozio.

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Cosa accade alla consegna del sito?

Onestamente, avevo svolto un approfondito lavoro d'indicizzazione e i risultati non tardarono ad arrivare. Sintesi finale? Reciproca soddisfazione.

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E poi?

Sono tornato alla mia professione di sviluppatore fino a quando, alla scadenza del dominio, circa un anno dopo, ho ripreso i contatti con loro per verificare l'ipotesi di rinnovo. Alla mia domanda: "Allora, siete contenti del sito?" la moglie rispose con un diretto, quanto sincero: "È stato il miglior investimento della nostra vita".

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Perché?

Perché nel settore, all'epoca, si usava ancora fare la pubblicità attraverso le Pagine Gialle, prima nella versione cartacea, poi digitale. Successivamente il regno esclusivo della pubblicità è stato inghiottito da Google.

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Torniamo all'investimento migliore della nostra vita...

Effettivamente, osservando i dati relativi al traffico, il sito stava funzionando alla grande, circostanza per cui non avevano più necessità di pagare la pubblicità online.

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Era davvero così utilizzata l'attività di pubblicità online?

Talmente vero, che lo stesso amico mediatore, ed esperto del settore, confermò tempo dopo che tutti i tecnici sfruttavano questo tipo di attività, investendo pure somme significative in pubblicità, inserzioni e annunci nelle prime pagine dei motori di ricerca.

L'intuizione

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Si è accesa, per caso, la famosa lampadina?

In verità, in questa fase, mi sono posto soprattutto delle domande. Ho intuito, questo sì, la potenzialità intrinseca dei siti dedicati alle riparazioni, ma specialmente, il valore economico "nascosto" dal prodotto.

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Una volta caricato il sito il gioco è fatto...

Esatto. D'altra parte, una volta costruito il sito, e studiata un'adeguata indicizzazione, era logica conseguenza portare l'investimento a facile redditività.

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Quindi come hai sviluppato l'intuizione?

Sviluppando siti con indicizzazioni ad hoc per le assistenze di elettrodomestici, ma solo per alcune aree della Lombardia, con particolare attenzione a quella milanese. Siti che, una volta completati, avrei affittato ai tecnici riparatori.

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Poi...

Poi mi sono accorto che i siti funzionavano oltre ogni aspettativa. Molto, in questa fase, ha fatto il passaparola. Da tre, che è stata la base iniziale, ne ho sviluppati molti altri. L'entusiasmo, però, era destinato ad attenuarsi...

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Che cosa è successo?

Alcuni tecnici non saldavano quanto concordato d'affitto, ed altri, invece, non pagavano proprio il mio lavoro. Altri ancora mentivano sul reale traffico delle pagine (ignorando, evidentemente, il controllo che esercitavo sul traffico attraverso gli analytics dei siti da me costruiti).

Il gestionale e la svolta

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Quindi?

Ho avuto bisogno di un colpo di fortuna...

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Quale?

Un nuovo cliente del settore. Un personaggio assai curioso che, nel frattempo, mi commissiona la compilazione di un gestionale. Il colpo di fortuna, per essere più precisi, non riguarda tanto il software in sé, quanto l'aver conosciuto una sua collaboratrice molto esperta del settore degli elettrodomestici, e anche del mondo delle riparazioni ad esso strettamente collegato.

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Quanto è durato il periodo di sviluppo di questo software?

Tanto. Un anno circa. D'altra parte, lavorandoci, come spesso accade, nascono nuove idee che automaticamente allungano i tempi di consegna. Anche in questo caso, però, il diavolo ci ha messo la coda...

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Ancora?

Purtroppo sì. Tanto che, a un certo punto, per sue vicissitudini finanziarie ha smesso di onorare l'impegno contratto col sottoscritto.

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Immagino il disappunto.

Sì, ma la situazione negativa è diventata un'opportunità proprio grazie alla collaboratrice di cui ho fatto cenno, che nel frattempo si era professionalmente ricollocata altrove.

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Qual è stata l'opportunità?

Il centro assistenza in cui la signora è stata assunta aveva bisogno di un nuovo gestionale. Gentilmente, mi ha coinvolto. D'altronde il software, di fatto, era pronto, necessitava solo di essere adeguato alle esigenze della nuova committenza.

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Alla fine, non tutto il male viene per nuocere.

Già. Tanto che quel gestionale lo vendo ancora come "software as a service".

La nascita della rete

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Torniamo al nuovo cliente.

Sì. Prima, però, partiamo da un presupposto che sarà utile per capire il percorso di Archimede: il settore delle assistenze, oltre a essere molto competitivo, è anche molto litigioso. Infatti, durante l'adeguamento del gestionale, la proprietà mi chiese se fosse possibile organizzare le assistenze attraverso il software. In sintesi la pretesa era questa: acquistare le assistenze pure dai concorrenti, ma senza apparire direttamente. Il ruolo di mediatore, insomma, avrei dovuto interpretarlo io, perché in molti casi, anche per banali antipatie personali, la comunicazione tra tecnici risultava insufficiente, se non proprio inesistente.

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Come sei uscito dall'incaglio?

Grazie alla richiesta di uno dei tecnici coinvolti nelle polemiche: "So che hai dei siti legati a questo settore, perché non mi gestisci tu le assistenze?"

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Quindi, è questa la lampadina?

In parte, sì. Mi son detto proviamo e vediamo che cosa succede...

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Che cosa è successo?

Ho utilizzato un paio di siti tra quelli in affitto, per destinarli all'attività suggerita dal tecnico. Dopo una settimana in cui mi sono trasformato in uomo call center, ho deciso di coinvolgere nel progetto mia sorella allo scopo di delegare a lei la gestione del "traffico" delle assistenze. Anche perché, nel frattempo, dovevo proseguire con la mia attività di sviluppatore.

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Insomma, è partita l'avventura delle assistenze...

Diciamo che ho cominciato a pensare in un'ottica nuova, di struttura. Abbiamo iniziato senza ufficio, lavorando ognuno da casa propria con un semplice cellulare.

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In questa fase come selezionavi i tecnici?

Fino a quando la partita si è giocata nel milanese ha funzionato molto il passaparola: dopo il primo tecnico se ne sono aggiunti altri. A un certo punto, erano loro a cercare me. I problemi sono nati dopo, quando la nostra realtà si è spostata anche fuori territorio...

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In che senso?

Mi sono detto: "Se questo sistema funziona a Milano, perché non dovrebbe funzionare pure in altre città?". Inizio, quindi, a sviluppare siti per Bologna, Genova e Torino, e mi accorgo della necessità di reperire tecnici. Si è trattata di una ricerca molto dispendiosa in termini di tempo, e anche un percorso faticoso dal punto di vista del confronto, poiché avevo l'obbligo di spiegare nel dettaglio il progetto a tutti i nuovi riparatori contattati.

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È stata dura?

All'inizio durissima, soprattutto per via della diffidenza. Tuttavia, una volta selezionati i primi tecnici, la fatica si è tramutata presto in soddisfazione, e ogni artigiano aggiunto alla rete diventava una risorsa. Senza il famoso gestionale, di cui abbiamo diffusamente parlato, sarebbe stato impossibile organizzare tutte le assistenze con processi logici: ecco il filo rosso che, ancora oggi, lega indissolubilmente il software alla nostra realtà.

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In questo periodo, inaspettata, arriva un'altra svolta...

È vero. Tra le fatalità curiose che porteranno alla nascita del marchio Archimede c'è anche la chiacchierata con un amico. Sostanzialmente, discutendo davanti a un aperitivo, mi ha confidato di essere stanco del suo lavoro. Desiderava qualcosa di nuovo e meno aleatorio. Gli ho proposto, allora, una collaborazione all'interno del progetto, indirizzandolo proprio sulla ricerca dei tecnici, mio personale tallone d'Achille in alcune grandi città. Non solo l'offerta è stata accettata con entusiasmo, ma si è rivelato nel tempo molto capace nello svolgere il compito assegnato.

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Un bel colpo...

Praticamente la rete di Archimede (all'epoca ancora in fase embrionale) l'ha costruita lui. Partendo da Bologna con una selezione attenta e capillare di tecnici.

Leggi la seconda parte dell'intervista