Mi sento amico dei ragazzi a cui ho insegnato il mestiere

La fortuna di aver appreso i segreti da un maestro napoletano dell'elettrodomestico e il coraggio, poi, d'intraprendere una carriera in piena autonomia. La storia professionale di Rosario C. passa attraverso una scelta dolorosa: lasciare Napoli per trasferirsi al Nord. Il sogno nel cassetto? Vedere i quattro figli sereni e realizzati. Il mestiere più bello oltre il tecnico riparatore? Fare il nonno di una meravigliosa nipotina.

Il percorso

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Può raccontare come si è avvicinato al mondo dell'elettrodomestico?

Voglia di studiare ne avevo poca, sono sincero. Ho frequentato l'alberghiero, a Napoli, ma non faceva per me. Però, al tempo stesso, sentivo la necessità d'imparare un mestiere. Da questo punto di vista sono sempre stato molto coscienzioso, pronto a rimboccarmi le maniche.

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Quindi, come ha iniziato il suo percorso?

Ho avuto la fortuna di essere affiancato a un vero maestro napoletano dell'elettrodomestico, Antonio Cristiani. Da lui ho imparato davvero tutti i segreti. Sono stati sette, bellissimi, anni.

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Poi è arrivato il momento di separarsi.

Certo, era giusto mettersi alla prova e incominciare a camminare con coraggio sulle proprie gambe anche se nel primo periodo, quello appena successivo al distacco da Antonio, ho comunque intrapreso un rapporto di collaborazione con Whirlpool e Ariston.

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Quando ha deciso di mettersi in proprio?

Tra il 2008 e il 2009, con una bottega nel Rione Sanità, insieme ad alcuni collaboratori.

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Si è trasformato da garzone in maestro?

Maestro è un "titolo onorifico" che non amo. Amico, lo considero più idoneo: ho cercato di trasmettere soprattutto la passione per il mestiere.

Da Napoli al Friuli

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Poi è arrivato anche il momento di lasciare l'amata Napoli.

Sì, vicende personali e professionali mi hanno portato in Friuli.

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Una realtà opposta rispetto a Napoli.

Non c'è dubbio.

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Lavora da solo o con dei collaboratori?

Da solo, coadiuvato nell'organizzazione professionale dalla mia attuale compagna.

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Il suo trasferimento coincide, più o meno, anche con l'inizio della collaborazione con Archimede. Come si trova con la nostra realtà?

Molto bene. Una di quelle rare occasioni in cui professione e amicizia possono coincidere.

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Tra l'altro lei utilizza anche il gestionale, il programma dedicato ai tecnici sviluppato da Archimede: le piace?

In verità, il gestionale lo gestisce soprattutto mia moglie perché con gli impegni di lavoro sarebbe impossibile, per me, poter gestire tutto. Tuttavia, la nostra esperienza con la piattaforma resta comunque positiva e molto utile. Ne consigliamo l'utilizzo perché aiuta davvero l'organizzazione della professione.

Il lavoro e i clienti

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Com'è il rapporto con il suo lavoro? Lo ama come agli esordi oppure il sentimento è un po' scemato?

Amo tantissimo il mio lavoro, non potrei farne a meno. Come apprezzo molto quando colleghi di Napoli mi chiamano per chiedere un consiglio rispetto, per esempio, a elettrodomestici di fascia alta su cui non hanno particolare esperienza. Lo ritengo un attestato di stima personalmente molto apprezzato. D'altra parte, si tratta di un soccorso comprensibile perché, a Napoli, certi elettrodomestici sono realmente una rarità.

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Il lavoro, invece, quanto si è modificato nel corso degli anni?

Rispetto agli esordi è cambiato tutto. Allora le macchine funzionavano tutte meccanicamente, oggi l'elettronica la fa da padrona. Il rapporto del cliente con l'elettrodomestico è diventato, ahimè, di tipo usa e getta.

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A proposito di clienti, come è cambiato negli anni il vincolo di fiducia esistente con loro?

Anche in questo caso le differenze sono sensibili. Per esempio, a Napoli tutto è più amichevole e sorridente. Entri in casa di sconosciuti che, dopo pochi minuti, ti considerano uno di famiglia. Il caffè, il limoncello, un dolce, un cioccolatino rappresentano la normalità. Qui in Friuli è completamente diverso. Entri in casa e il cliente quasi non saluta. Fai il lavoro in silenzio e te ne vai. Funziona così.

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Addirittura così freddi?

Proprio recentemente, chiamato per un'assistenza, ho dovuto praticamente urlare "buongiorno" tre volte per ricevere una risposta. Sì, qui in Friuli, per la maggior parte dei casi, funziona così. Non nego, per questa circostanza, un certo disappunto.

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Quale elettrodomestico trova più complicato riparare? E qual è, invece, quello su cui è chiamato più spesso a intervenire?

I più complicati sono certamente i frigoriferi. Quelli, invece, che riparo con maggiore frequenza sono lavatrici e lavastoviglie.

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Il lavoro è costante oppure riscontra, nell'arco dell'anno, dei periodi di flessione?

Normalmente, il periodo che va da giugno a settembre (con una pausa ad agosto perché vado in ferie) rappresenta il picco dell'impegno. Il periodo più calmo, invece, corrisponde ai mesi invernali, soprattutto il bimestre dicembre-gennaio.

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Ogni intervistato ci racconta un aneddoto particolare legato alla professione: ci vuole raccontare il suo?

Più che un aneddoto è stata una seccatura, causata, involontariamente, da un mio collaboratore. Un contrattempo che risale ai tempi napoletani della mia attività. Ricevo la chiamata, per la riparazione di una lavastoviglie, da parte di una cliente che scopro essere un'arzilla ottantenne, molto in forma e molto ben tenuta. Gentile e alla mano. Come gesto di cordialità il giovane collaboratore che mi stava accompagnando, si spreca in complimenti, circostanza gradita alla signora. Al punto che insiste per mostrare al ragazzo la palestra in cui svolgeva le sedute di allenamento. Nel tragitto, inavvertitamente, il collaboratore urta e rompe un vaso che la signora sostiene essere di una vecchia dinastia cinese. Per farla breve, visto lo stato di tensione crescente e soprattutto per calmare la signora, ormai isterica, ho dovuto eseguire l'intervento a titolo gratuito. Eufemisticamente, in seguito, mi sono anche arrabbiato con il mio assistente a cui ho lasciato un appunto per il futuro: regola per la prossima volta, farsi i fatti propri...

La vita privata e il futuro

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Mi racconta una sua passione?

Sono tifosissimo del Napoli, come potrebbe essere diverso? E coltivo un interesse per le auto.

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Oltre il calcio?

Sicuramente i miei figli. Ne ho due, maschi, a Napoli, peraltro colleghi, e due femmine qui in Friuli con la nuova compagna. Con la più piccola, poiché molto portata, stiamo pensando di aprire un'attività legata al mondo dell'estetica. L'altra figlia, invece, mi ha donato una gioia impagabile...

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Possiamo intuirla, ma ce la confermi lei...

Sono diventato nonno di una bimba bellissima. Una felicità che non saprei spiegare a parole. Mi sento davvero raggiante.

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Da napoletano, suppongo che sia anche un buongustaio: conferma?

Assolutamente sì. Non riesco proprio a rinunciare a un buon piatto di pasta con le vongole. Anche perché qui, la cucina locale, lascia molto a desiderare...

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Ultima domanda: esiste un sogno nel cassetto?

Il mio sogno risiede nel vedere i figli sereni, tranquilli e realizzati. Avrei anche il desiderio di osservare miglioramenti nella salute di mia mamma, dopo 13 anni di malattia. Purtroppo, sono consapevole che questa sia proprio una fantasia irrealizzabile.