L'artigiano morirà col cacciavite in mano
Gli esordi, con le braghe corte, per imparare il mestiere a supporto dell'elettricista del paese. Le prime assistenze, la sera, in motorino, per arrotondare la paga. Cosimo B. regala ad Archimede cinquant'anni di ricordi, conditi da aneddoti legati a sexy shop e aule di tribunale, ma scanditi anche da un comportamento "calvinista" nei confronti del cliente. Condotta fatta di compostezza e professionalità.
Gli esordi
Grazie a voi. Non avevo molta voglia di studiare, ma sono sempre stato un gran lavoratore. Quindi, già a 14 anni, mi sono messo la borsa degli attrezzi in spalla per seguire l'elettricista del paese che gestiva anche un centro riparazioni. Ho frequentato, poi, ragioneria per due anni, ma non era la mia via...
Esatto. Guardavo con attenzione il lavoro del mio "maestro", cercavo d'imparare e di rubare i segreti del mestiere. Con un compenso che ammontava a 5.000 lire. Precisiamo: a titolo di mancia. Oggi, la prima cosa che un apprendista chiede è lo stipendio, lamentandosene pure...
Probabilmente, entrambe le cose.
In realtà, quasi subito. Inizialmente mi venivano affidate quelle più semplici. In seguito, essendo una persona che impara rapidamente, dopo le canoniche otto ore di lavoro, prendevo il mio motorino e mi dedicavo ai primi lavoretti in autonomia. Non possedevo ancora la patente di guida.
Per guadagnare bisogna darsi da fare, senza perdere tempo.
La carriera e il lavoro
Per 15 anni ho fatto l'elettricista, specializzato in impiantistica, cancelli automatici, impianti elettrici e antifurti. Tuttavia, va evidenziato un passaggio.
A vent'anni il cantiere è bello, quasi una gioia. A 50 un pochino meno. Inizia a essere pesante, eccessivamente faticoso.
Sono 62. Quindi, con un'esperienza di quasi cinquant'anni alle spalle.
Grazie. È praticamente impossibile perché, come anticipavo, manca la materia prima. Oggi la prima cosa che un garzone chiede è "quanto mi dai?". Prima ancora d'imparare il mestiere, prima ancora d'iniziare a lavorare. Manca tutto, soprattutto l'umiltà di fare esperienza.
Lavoro da solo. Nell'ottica di una normale collaborazione mi appoggio, all'occorrenza, su altri tecnici, ma la professione la svolgo in autonomia.
Le rispondo con una battuta. Mi piace tutto e non mi piace niente. Per esempio, lavorare in proprio è una scelta che non ripeterei. Le tasse rappresentano un limite alla professione, è tutto troppo sacrificante e sacrificato. Vai a casa di un cliente e magari si lamenta perché deve pagare 100 euro che gli sembrano eccessive...
Invece rispondo che, per me, sono anche poche. La maggior parte della cifra richiesta se ne va in tasse. Poi c'è il furgone con cui lavoro capace di macinare anche 250 chilometri al giorno. Aggiungiamo il pranzo, senza eccessi, che consumo fuori casa. Che cosa mi rimane, pulito, nelle tasche? Tuttavia, al di là della battuta precedente, amo moltissimo il mio lavoro. Esattamente come all'inizio, tanti anni fa.
Archimede e i clienti
Assolutamente nulla da eccepire. Rispetto all'azienda con cui collaboravo prima i numeri sono più bassi. Gradirei qualche assistenza in più. A livello professionale e personale, però, si tratta di persone davvero squisite.
Non deve chiederlo a me, ma a mia moglie. È lei a usare quella diavoleria moderna. Al mattino trovo la lista degli interventi da eseguire e parto. Questo è il mio ruolo.
Sono più supponenti rispetto al passato. Pensano d'insegnarti il mestiere perché hanno letto su internet il probabile difetto e vogliono indicarti come riparare il guasto. In quei frangenti mi domando: "Perché, allora, mi chiami e non te lo ripari da solo?"
Certo che no, tuttavia, per carattere, amo i rapporti educati e professionali. Esattamente la stessa discrezione che applico nei loro confronti. Non pretendo altro. È chiaro che una battuta simpatica, con garbo, si può scambiare, per carità. Però, sempre nel recinto della reciproca correttezza. Pensi che, quando sono in assistenza, non accetto nemmeno caffè o un bicchiere d'acqua. Non si tratta di scortesia. Semplicemente ritengo questa confidenza non professionale. Se ho sete aspetto di tornare nel mio furgone dove mi aspetta una bottiglia di acqua fresca.
Avevo iniziato a collaborare con un collega delle mie parti. Un giorno capitiamo a casa di due ragazze, giovani e prestanti. Ci offrono, al termine dell'assistenza, uno snack. Gentilezza che ho cortesemente rifiutato. Lui, invece, no. La collaborazione si è interrotta in quel preciso istante perché, a mio avviso, il rapporto con il cliente deve essere impostato diversamente. Bisogna mantenere una corretta distanza professionale.
Le racconto la mia esperienza durante la riparazione di un frigo all'interno di un sexy shop. Mentre riparavo l'elettrodomestico, la commessa era alle prese con un cliente interessato all'acquisto di un prodotto. Essendo indeciso, la ragazza lo invita alla prova in apposito camerino.
Riguarda una denuncia penale, per "esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone". Vicenda del 2020 che si è risolta positivamente per il sottoscritto con assoluzione, due anni più tardi, "perché il fatto non sussiste". Tutto è partito dalla denuncia sporta da un cliente che non voleva pagare un'assistenza concordata. Il motivo? La minaccia, avendo il martello in mano, di rompere nuovamente l'elettrodomestico. Mentre il soggetto in questione pensava che la minaccia fosse rivolta a lui.
Il mestiere e la vita privata
I piani cottura e le cappe. Soprattutto le seconde. Essendo alto, rappresentano una personale tortura per la loro scomodità.
Soprattutto, lavatrici e lavastoviglie. Con il sopraggiungere del caldo i frigoriferi.
Amo viaggiare. Posseggo un camper da 18 anni, mezzo che ha percorso 40.000 chilometri.
Ecco, questa è la risposta alla sua domanda. Purtroppo, il tempo libero è sempre condizionato dagli impegni di lavoro. Sono pure un cacciatore, ma vale lo stesso discorso legato al camper.
In gioventù pesavo 120 chili, secondo lei? Ora, per motivi di salute, sono sceso a 98. Tuttavia, a un buon piatto di pasta al ragù non rinuncio.
Sono moderatamente interista, quindi soddisfatto per la vittoria dello scudetto. Però, al calcio preferisco decisamente i motori. Specialmente le gare di F.1.
Il mio sogno nel cassetto è arrivare alla pensione. Perché, si ricordi una cosa: l'artigiano morirà col cacciavite in mano.