Il mio lavoro? Una professione che amo

La città è Superba, Cesare, invece, è decisamente mite e simpatico. L'accento ligure tratteggia la figura di un lavoratore pragmatico che ama il suo lavoro, ma che rifugge dalla piaggeria gratuita. Dagli esordi nel settore delle riparazioni, fino all'attività di oggi dedicata prevalentemente al domestico, rivela un viaggio lungo trent'anni fatto di racconti anche a tinte blucerchiate.

Gli esordi

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Com'è iniziato il suo percorso nel mondo delle riparazioni?

È stato un tragitto molto naturale e semplice. Ho frequentato la scuola da elettricista, utile per apprendere i primi rudimenti sulla materia, per poi entrare in un'azienda specializzata in riparazioni nell'ambito della ristorazione, con un contratto di stage.

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Un passaggio rapido scuola-lavoro. Di che anni stiamo parlando?

Esatto, appena terminato il ciclo di studi sono stato assunto in azienda. Primi anni 90. Mi occupavo della manutenzione di locali dedicati alla ristorazione, soprattutto gli Autogrill.

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Quando ha iniziato a occuparsi d'interventi di riparazione legati al domestico?

Dal 1998. Già, il tempo è volato. Oggi ho una mia attività, supportata da alcuni collaboratori tra tecnici e impiegate. Curiamo prevalentemente interventi di marchi quali Smeg, Whirlpool e Indesit, solo per citarne alcuni.

Il lavoro e i clienti

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Che cosa le piace del suo lavoro?

Premessa: è una professione che amo. Principalmente, perché mi permette di lavorare da solo, circostanza a me più congeniale, ma anche perché ogni giorno permette di affrontare situazioni e persone diverse.

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Com'è il suo rapporto con i clienti?

Con i clienti mantengo un rapporto molto pragmatico e sereno. Cordialità, ovviamente, ma partendo da un presupposto: entro in casa tua perché c'è un guasto da risolvere. Il rapporto è di natura professionale, non amo gli atteggiamenti da "pacca sulla spalla". Negli anni 90 i clienti ci stendevano il tappeto rosso quando entravi nei loro appartamenti, oggi il vento è cambiato. Molto spesso sembra che tutto sia dovuto e concesso, ma non è così. Noto, purtroppo, troppa ingiustificata prepotenza.

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Ne esisteranno però anche di migliori...

Certamente. Esiste anche tanta gratitudine quando, per esempio, si risolve il guasto e leggi nelle loro parole apprezzamento per l'impegno profuso. Indubbiamente, si tratta del momento più gratificante del mio lavoro.

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Quali sono le riparazioni più complicate?

Non vorrei apparire presuntuoso, ma non esistono riparazioni complicate se conosci il mestiere. Possono esserci delle situazioni magari più complesse, nulla però di particolarmente drammatico per un tecnico esperto. A voler essere proprio autocritico, qualche problema lo riscontro, a livello elettronico, su marche come Samsung o Miele perché, conoscendole meno, possono risultare più rognose, ma nulla di così drammatico da impedire una riparazione.

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Può raccontarci un aneddoto particolare?

Mi reco da un cliente per la riparazione di un elettrodomestico, peraltro nemmeno coperto da garanzia. Tutto normale, guasto riparato, cordialità. Al momento dei saluti, appena varcato l'uscio, mi guarda e mi tira una testata. Non lo so, è stata una situazione assurda. Poi, una volta andato a sporgere denuncia, l'ispettore mi ha confidato che si trattava di un personaggio "particolare" con numerosi precedenti e ben conosciuto dalle forze dell'ordine. Ora, ripensandoci, ci scherzo sopra, ma al momento dell'aggressione ero incredulo.

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Ce ne sarebbe anche una più divertente?

Appuntamento da una signora. Come spesso capita mi trovo a suonare con una decina di minuti di anticipo. Mi risponde così: "L'appuntamento è tra dieci minuti, non ora". Quindi ho aspettato nell'androne 10 minuti prima di salire. Entro in questa casa, sporca e disordinata, con questa signora che non la smetteva un istante di parlare. Partendo dal presupposto che ero già maldisposto per aver atteso nell'androne, l'ho guardata dicendole: "Se non la smette subito di tartassarmi me ne vado". Così, nel massimo silenzio, sono finalmente riuscito a lavorare in pace e riparare il guasto.

Archimede

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Come va la collaborazione con Archimede?

Mi trovo non bene, ma benissimo. Sono proprio contento, lavoriamo in modo molto produttivo. Con Archimede mi sento a casa, come uno di famiglia. Parliamo spesso con lo staff anche delle cose da migliorare.

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Che cosa migliorerebbe del rapporto con Archimede?

La fase di ascolto. È un passaggio che considero determinante, soprattutto la parte che riguarda i suggerimenti provenienti dai tecnici più esperti nel settore. Per esempio, il rapporto con lo staff vorrei che fosse più rapido. Per noi tecnici il tempo è oro. A noi basta conoscere nome e cognome del cliente, il telefono, marca e tipo dell'elettrodomestico da riparare. Il resto è compito nostro. Sostanzialmente, la cosa che migliorerei è proprio l'ottimizzazione del tempo.

La vita privata

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È un appassionato di sport?

Una volta seguivo il calcio, ma quello di oggi non mi appassiona più. Guardo diverse discipline alla tv, ma distrattamente. Il Doria. Sono doriano. Ho chiamato i miei figli Roberto e Luca. Una volta seguivo il Doria con gli Ultras, ma erano altri tempi, ero un ragazzo.

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A tavola è una buona forchetta?

Mangio volentieri, e dove trovo il pesto sono felice.

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Ha un sogno nel cassetto?

Come passione strimpello la chitarra per divertimento. Un sogno nel cassetto? Vorrei lavorare il legno, modificare i mobili. Mi piace moltissimo.

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Un ultimo pensiero su Archimede?

Solo rafforzare il confronto con noi tecnici. Per il resto, come anticipavo, Archimede per me significa casa. Collaboriamo ormai da cinque anni con reciproca soddisfazione, ed è proprio questa la base su cui è edificato il nostro rapporto.